Harry e la Camera degli Eco Segreti.

Ho cambiato lo sfondo alla chat di WhatsApp e ho fatto una riflessione che credo sia utile divulgare qui. Pensa te da dove colgo gli spunti sulle riflessioni psicologiche.

Mi sono ricordata di un interessante intervento di Guido Saraceni al TedXVicenza2018 riguardo la diffusione delle fake news e il principio della Camera dell’Eco. Appena caricheranno il video nella piattaforma YouTube lo includerò in questo post.
La camera dell’eco è un’immagine metaforica che vuole suggerire la percezione che molti di noi hanno quando scorrono le home page sui social: troviamo sempre le stesse cose, come fosse un eco continuo. Un pochino è dovuta al fatto che cerchiamo sempre gli stessi argomenti di cui siamo curiosi e un po’ è data dagli algoritmi delle aziende che permettono di farci trovare più in fretta proprio quello che stavamo cercando.

Camera dell'Eco

11 fatti che sostengono tutte le tue opinioni!

E’ il paradosso della democrazia su internet: per quanto sia vero che c’è il tutto e il contrario di tutto; è anche vero che trovo sempre le stesse cose (e a questo proposito non vi dico quanto sia difficile la vita da sessuologa).
Quindi non mi affaccio ad una pluralità di fonti che devo poi fondere e far interagire tra loro con la mia intelligenza personale, ma trovo sempre conferme di ciò che penso già. Un’economia di pensiero, in effetti. Zero sforzi, tutta salute!

Anche perchè anche i miei amici sono ugualmente noiosi e postano e ripostano sempre gli stessi contenuti. E’ per quello che alla luce delle elezioni politiche mi sono sorpresa: i risultati cozzavano sensibilmente con la mia percezione di realtà data dalla mia camera dell’eco virtuale e reale. Una camera dell’eco che mi ha illusa di non dover dire la mia, perchè non era necessario. Che sciocca.

web

Le stesse informazioni, le stesse idee, le stesse credenze, gli stessi pregiudizi. Quello che creerebbe differenza è già stato pre-censurato. Sembra incredibile perchè la censura dovrebbe essere un affare da canali TV nazionali o privati, invece ce la vendono come servizio incluso.
Ma siamo stati noi i primi a cercare i contenuti che ci piacevano, ad esporre il nostro credo, “loro” hanno solo seguito il flusso, filtrando poi al posto nostro.
Andiamo a crearci una realtà personale unica e costruita ad hoc estremamente coerente al suo interno.

web

Aggiungo un’informazione tecnica da psicologa che vi chiedo di assemblare alla spiegazione della camera dell’eco che vi ho appena fornito e di valutarne le conseguenze: non sono le emozioni che generano i comportamenti, sono i comportamenti che generano le emozioni.

Spiego meglio perchè si tratta di un rovesciamento di pensiero, una sorta di soluzione all’intrigo dell’uovo e della gallina. Per quanto questi siano indissolubilmente legati in una relazione perversa di causa-effetto senza soluzione di continuità esiste una possibilità di frattura del sistema: cioè si può uscire dal loop.

Noi siamo fortemente convinti che per essere realmente noi stessi dobbiamo essere congrui al nostro sentire. Le persone autentiche sono coerenti alle emozioni che provano. Se siamo arrabbiati allora siamo aggressivi. Se siamo tristi ci strafoghiamo di gelato col cucchiaio grande. Se siamo felici facciamo una festa.
Cazzate. (-lo scrivo così, volgarmente, per brevità d’intenti-)

Non solo non è vero, ma può essere anche dannoso.
Sembra che se uno è triste allora deve “fare il depresso” e sembra non uscirne più, in un loop emotivo che trova continuamente conferma in se stesso.

Google-echo-chamber

Questo accade per la nostra credenza di causalità: è l’emozione che causa il nostro agire?
-NO-

Non è l’emozione che ci governa: è la nostra identità! Potremmo avere tanti, moltissimi valori, ma ne scegliamo alcuni che diventano costellazioni che guidano la nostra vita. Scegliamo di voler essere liberi oppure uguali, veri, giusti, belli, generosi, degni, affermati, appassionati, creativi,… ed è per questa ragione, attraverso il pensiero, che scegliamo di mettere in atto alcuni comportamenti nella nostra quotidianità.

E saranno poi questi comportamenti che faranno scaturire delle emozioni: se passo il weekend sola e chiusa piuttosto che non immersa tra cultura, amici, famiglia, gastronomia, aria aperta… le emozioni che si genereranno saranno completamente differenti.

La gioia non capita per sbaglio.

Si tratta della differenza tra vivere e farsi vivere. Noi siamo un filtro tra ciò che ci accade e ciò che vogliamo che accada. Siamo NOI la frattura al loop.
Noi siamo i primi a generare la camera dell’eco delle nostre emozioni.

La testa nel cielo è vero, ma il camminare ti entra da terra,
e pronti a partire, rischiare la strada,
i fiori più veri non son quelli di serra.
 – E va, più in su, più in là, controvento,
è lotta dura, ma tendi lo spago
e se sta a cuore a noi non è vana speranza:
cambierà; oltre la siepe và.

E’ per questo che dobbiamo decidere come vogliamo sentirci e quindi decidere cosa vogliamo fare stasera, cosa vogliamo fare questo weekend, come vogliamo rispondere al nostro capo, cosa vogliamo dire alla persona che amiamo, cosa fare per cena, con chi passare un’oretta al telefono la sera, a chi scrivere una mail, che musica ascoltare in auto, che tipo di sfondo vogliamo vedere sulla chat di WhatsApp, che articolo scrivere sul blog… blablabla
E non sarà comodo. Decidere non è mai comodo, eh. Bisogna immaginarsi le conseguenze delle nostre azioni (capacità predittiva), capire come potremmo stare dopo (metacognizione) e fare (il comportamento è sempre più forte dell’atteggiamento, Festinger). Vedere oltre e prenderci quella responsabilità.

Così saremo veramente autentici, perchè avremo scelto tra le possibilità infinite, non perchè ci siamo fatti scegliere dalla situazione.

Sempre più sta diventando per me un mantra la frase “scelgo quindi sono”.
Ma poi sarà più semplice perchè la camera dell’eco si autoalimenterà filtrando ciò che si avvicina sempre più alle nostre decisioni. Le gioie si moltiplicano, si rispecchiano infinitamente le une sulle altre, si autoconfermano.

Bisogna solo shiftare nel mondo nel quale vogliamo vivere.

solo

 

In bocca al lupo a tutti noi.
Io scelgo il cambiamento per me. Per questo ora schiaccerò il pulsante “Pubblica” e seguo il flow che mi dimostrerà che avevo ragione. Ovviamente.

https://i1.wp.com/jakekahana.com/wp-content/uploads/2015/07/Nemo.gif

(a cosa servono quindi le emozioni? a conoscere il mondo)

Annunci

Inverno/primavera/estate con Anna – diario di bordo di una tirocinante

Tutto è iniziato sette mesi fa, questa avventura che mi ha portata in giro per Vicenza e provincia. Ho seguito Anna che, sempre di corsa, si destreggiava tra una scuola e un’altra, un progetto e l’altro, pazienti e interventi in diverse serate.

Il primo progetto è stato l’Amore VIgiova, un progetto rivolto ai giovani a tema affettività promosso dalla Diocesi di Vicenza, che quest’anno si è svolto a San Bonifacio.

bd1d117f-505c-4ff8-b986-29d21b4536ed

Sono iniziati poi i viaggi in macchina per raggiungere le scuole superiori di Breganze, l’Istituto Scotton; di Vicenza, il liceo Fogazzaro e di Piazzola sul Brenta, il Rolando. Lavorando con Anna nelle classi ho imparato a “stare” nelle situazioni: osservando i meccanismi, le relazioni, le reazioni e cercando di seguire quello che ogni classe portava alla nostra attenzione, che è stato ogni volta diverso e sorprendente. Le domande, le osservazioni, le provocazioni e le timidezze dei ragazzi sono state sempre accolte e rimandate loro come strumenti da poter utilizzare nella loro quotidianità. Credo profondamente che Anna mi abbia dato l’esempio di come la sessualità possa diventare un tema centrale per lavorare con i giovani sulle loro life skills.

30604840_112040656279523_170905141073936384_n

Durante questi mesi, sono partiti due grandi progetti: “Five”, diretto ad animatori di ragazzi, che ha affrontato il tema dell’educazione alla sessualità attraverso le sue cinque dimensioni (biologica, socio-culturale, ludica e relazionale-affettiva) e “Scelgo quindi sono: dall’empatia all’assertività”, un progetto rivolto a coloro che avevano già fatto un percorso clinico con Anna e che ha voluto affrontare il tema dell’assertività all’interno di un gruppo. Entrambi i corsi si sono svolti utilizzando la metodologia teatrale, con l’aiuto di Andrea Dellai (attore) e Tommaso Franchin (regista teatrale). Da queste due esperienze ho imparato che avere coraggio, essere creativi e innovativi, sempre ancorandosi a professionalità e conoscenza, apre strade meravigliose e può portare grandi risultati. Ho avuto anche la conferma che lavorare insieme all’interno di un gruppo, ci permette di raggiungere risultati inaspettati.

27573896_146436396020647_8348532742492782592_n

Anna mi ha portata anche nelle scuole elementari. Che bello vedere che qualcosa sta cambiando!

Giocare e lavorare con i bambini di quinta elementare della scuole Levis Plona e Zanella è stato stupendo. Mi ha permesso di sentir parlare di sessualità con il loro linguaggio, tramite la loro possibilità di togliere la malizia e la nostra di scardinare i tabù. Non è facile trovare i modi giusti, entrare in una classe e sincronizzarsi con i tempi e il linguaggio. Anna è riuscita a mostrarmi come entrare in relazione: attraverso il gioco e creando in poche ore, un ambiente dove i bimbi potessero sentirsi al sicuro e liberi di chiedere quello che non pensavano si potesse dire ad alta voce ad un adulto. Ma cosa più importante, hanno capito che non c’è niente che non si possa dire ad alta voce, se lo si dice con rispetto.

IMG_6939

IMG_7298

Se dovessi riassumere questi mesi in una parola, sarebbe energetica. Anna è piena di energie che non tiene per sé. Ho imparato che le giornate possono essere da 72 ore, che si può fare tutto con quattro o cinque caffè, che non è mai troppo tardi o troppo presto per una pastina o un tramezzino e che si può puntare in alto e sempre più in alto.

IMG_6802

dott.ssa Elisabetta Pomi

 

Italia: quanti sono gli omicidi di donne rispetto al totale?

INTRO. Con ‘sta roba dei femminicidi c’avete rotto!!!

Risultati immagini per femminicidio

Ci sono domande che ritengo interessanti… Saranno di più i morti a causa della mafia in Italia oppure quelli delle armi da fuoco negli Stati Uniti? Sono più le vittime di attentato o i morti sul lavoro?
Ma soprattutto, quante sono le donne uccise da persone loro vicine rispetto al totale degli assassinati?
Ovvero, davvero la parola femminicidio deve essere così mediaticamente invadente?! …perchè l’ho sempre odiata e mi ha rotto un po’ le scatole!

Il tema del richio percepito è sempre attuale. Molti di noi conosceranno schemi come questo, che analizzano la differenza tra quanto le persone credono sia la probabilità di essere in una condizione rischiosa e quanto invece sia probabile che questo avvenga:

web1

E’ de-ci-sa-men-te più probabile morire per malattie cardiache rispetto che a causa di un attacco terroristico. Sembra però che i finanziamenti mondiali seguano più una percezione errata delle persone che non i dati statistici. Infatti è questo il punto: se conosco posso scegliere idee politiche più corrisponenti al vero rispetto ai temi salute/sicurezza/ambiente/difesa.
E’ più probabile avere un incidente d’auto che un’avaria dell’aereo. Le percezioni errate sono idee irrealistiche, aspettative incorrette che orientano i nostri processi decisionali.

web1

Da psicologa lo trovo perfin divertente.

La spiegazione tecnica ci dice che nella percezione di rischio rientrano diverse variabili, di natura personale o culturale, che dipendono da come persone si relazionano con la realtà: dalle informazioni possedute circa un dato evento pericoloso, ai valori di riferimento dei singoli o dei gruppi sociali; dal locus of control (la percezione di controllabilità della situazione), alla cultura o all’ambiente sociale in cui si è inseriti; dal valore dei beni coinvolti, all’ipotizzata gravità delle conseguenze.

Perciò «risulta poco sensato parlare di un livello oggettivo di rischio; ciò che conta sono le dinamiche percettive che presiedono alla costruzione socioculturale».

Italia. Numeri di omicidi, donne e assassini.

Nel 2015, ultimo dato disponibile, in Italia il tasso di omicidi ogni 100 mila persone è stato di 0,78. In numero assoluto si tratta di 469 reati di omicidio denunciati.

In Italia la percentuale di vittime femminili sul totale degli omicidi è del 30%.

In Italia ben il 73,3% di queste donne è vittima del proprio partner o di un familiare.

E’ un numero spaventoso.

Lo ridico in altri modi, per essere chiara: 1 vittima su 3 è donna, di queste 3 donne su 4 sono vittima di partner o parenti.
Ripeto, ogni 100 vittime, 30 sono donne. Di queste 22 sono vittima di persone a loro vicine, 8 invece no.
Ancora: il 22% dei delitti sono vittime del partner/familiare.

Insidious

Faccio a tal proposito due considerazioni.

La prima è di carattere psicologico e sociale: abbiamo un problema. L’attenzione mediatica è giustificata, forse bisognerebbe orientare però il focus in maniera più efficace. Abbiamo bisogno di prevenzione, non solo di cura della denuncia. Perchè lì è troppo tardi! La prevenzione deve essere tesa all’interno delle relazioni, nella cultura della relazione sana. Non mi dilungherò sulla mia posizione riguardo a questo tema, se seguite il mio blog, il mio lavoro, le mie formazioni, sapete che è la mia battaglia personale.

Ø
La seconda è di carattere mondiale, ovvero questi omicidi sono tanti o pochi? Come si collocano gli altri Paesi?
Vi riporto un’analisi interessante di AGI, Agenzia Giornalistica Italia, che ha pubblicato qui. I risultati dicono che l’Italia è uno Stato che ha i tassi più bassi di omicidi al mondo. Quindi, percentualmente, sono relativamente poche le donne che vengono uccise. Eppure le assassinate sono più probabilmente vittima di qualcuno a loro vicino.

1000drawings: “by Rebecca Leveille Guay ”

AGI – Il tasso di omicidi, un confronto internazionale

Per quanto riguarda gli omicidi possiamo fare un confronto internazionale basandoci sui dati delle Nazioni Unite per la prevenzione del crimine, qui scaricabili (Homicide counts and rates (2000-2015)).

La definizione di omicidio dell’UNODC è “morte inflitta contro la legge e volontariamente da un essere umano a un altro essere umano”. Sono dunque comprese anche le morti in seguito a gravi lesioni e quelle per attentati terroristici. Non sono compresi invece i morti in guerra, chi viene ucciso per legittima difesa, i suicidi, chi riceve eutanasia, le vittime di omicidi preterintenzionali. Non tutti i Paesi che forniscono i dati all’UNODC rispettano questa definizione, dunque sono possibili leggere imprecisioni nel confronto.

Nel 2015, ultimo dato disponibile, in Italia il tasso di omicidi ogni 100 mila persone è stato di 0,78. In numero assoluto si tratta di 469 reati di omicidio denunciati (dato confermato anche dall’Istat). Si tratta di un minimo storico, che arriva dopo anni di calo costante.

Nel mondo – sempre in base a un rapporto dell’UNODC del 2013 – il tasso è stato di 6,2 ogni 100 mila persone. Nelle Americhe, il continente più violento, di 16,3/100.000, in Africa 12,5/100.000, in Europa 3/100.000, come in Oceania, e in Asia di 2,9/100.000.

Dunque sicuramente l’Italia è nel gruppo di Paesi che hanno un tasso più basso a livello mondiale. Se guardiamo all’Europa, però, ci sono diversi Stati che fanno meglio di noi (dati 2015): Polonia (0,74), Repubblica Ceca (0,75), Irlanda (0,64, in picchiata rispetto al 1,11 del 2014 e del 2013), Norvegia (0,56 nel 2014, ultimo dato disponibile), Spagna (0,66) e Austria (0,51).

Fanno peggio, invece, tutti gli altri grandi Stati europei: Francia (1,58), Germania (0,85) e Regno Unito (0,92, nel 2014). In numeri assoluti parliamo di 1.017 omicidi in Francia (bisogna però considerare che il 2015 è stato l’anno degli attentati terroristici di Charlie Hebdo, Bataclan e ristoranti: l’anno prima erano stati 792), di 682 omicidi in Germania e 594 in Uk.

Alcuni Paesi extra-europei fanno meglio dell’Italia, soprattutto in Asia orientale (dati 2014), come ad esempio la Cina (0,74), il Giappone (0,31), la Corea del Sud (0,74) e l’Indonesia (0,50).

A livello generale resta comunque vero che l’Italia sia tra i Paesi col tasso di omicidi tra i più bassi al mondo. L’UNOCD considera il tasso “basso” se inferiore a 3/100.000 e l’Italia fa addirittura parte del gruppo che sta sotto 1/100.000.

fidandomi di te per sempre lupastro buono e tenero del mio cuore

AGI – I femminicidi

Anche per quanto riguarda la questione dei femminicidi possiamo ricorrerei ai dati – sempre qui scaricabili, aggiornati al 2015 o all’anno più recente – dell’UNOCD (Percentage of male and female intentional homicide victims, by country/territory (2000-2015); Male and female homicide victims killed by IPFM (2005-2012)).

In Italia la percentuale di vittime femminili sul totale degli omicidi – come abbiamo detto, comunque molto basso rispetto al resto del mondo – è del 30%.
A livello mondiale, secondo il rapporto UNOCD già citato, la percentuale è del 21%, significativamente più bassa. A livello europeo si arriva al 28%, un dato più vicino ma comunque inferiore.

Inoltre di queste vittime, a livello globale “solo” il 47% è vittima del proprio partner o di un familiare (volendo considerare questa variabile), mentre in Italia è ben il 73,3% del totale.

Facciamo un confronto con altri Stati europei grandi e medio-grandi.

In Germania, dove il tasso di omicidi è poco più alto di quello italiano, le vittime femminili sono il 48% del totale ma “solo” il 50,1% di queste è vittima del partner o di un familiare.

In Spagna, dove invece il tasso di omicidi è poco più basso, le vittime femminili sono il 40% del totale e di queste il 58,1% è vittima del partner o di un familiare.

Nel Regno Unito, che ha un tasso di omicidi più alto dell’Italia, le vittime femminili sono il 35% del totale e di queste è vittima del partner o di un familiare il 67,5%.

Dunque si può concludere che in Italia le vittime femminili siano numericamente poche, grazie al basso tasso di omicidi.

Allo stesso tempo, però, sono una percentuale significativa – poco più alta della media europea e nettamente più alta di quella globale – del totale. Ancora più problematico, le vittime femminili del partner o di un familiare sono quasi i tre quarti.

Negli altri grandi Stati europei la percentuale di vittime femminili è più alta. Ma la quota di quelle uccise da partner o familiari non è altrettanto elevata.

Sivan Karim Illustrations

Ci sono diverse possibili relazioni tra Cappuccetto Rosso e il lupo. Dobbiamo solo capire come la vogliamo rappresentare. Che tipo di finale vogliamo? Se l’unica possibilità è uccidere il lupo, la storia sarà sempre la stessa.

Delicate layering of images and stories in the work of Italian illustrator  Glenda Sburelin

E se Cappuccetto Rosso fosse, questa volta, un lupetto? "Lupetto Rosso" di Amélie Fléchais inaugura «Mirari», la collana di libri llustrati Tunué.

cute illustration

Distinguere bene e male

Red Cap Little Red Riding Hood Petit Chaperon Rouge Cappuccetto Rosso Attenta al lupo illustrazione di Alejandra Acosta #illustration #wolf

Little Red Riding Hood and Other Wolfish Things: Dance me to the end of love . . .

guridi

Asessualità sensazionale a Le Iene

A-SESSUALITA’, non è mica una novità.
Qui ne parlo in un articolo del 2012: Più Diritti Sessuali… o asessuali?.
Figuriamoci che lo scorso anno una nota azienda di materassi spagnola ha pubblicizzato i propri prodotti con il seguente slogan: “il letto è l’ultimo bastione di libertà che ci rimane. Alla Flex pensiamo che sul tuo letto tutti possono fare – o non fare – quello che gli pare. Perchè la notte, la notte è nostra“.
 
Le Iene sono sempre sensazionalistiche e l’intervistatore Matteo Viviani pone delle domande tendenziose e pregiudizievoli da farmi venire il prurito alle mani (vabbè, ma io sono una con la collera e lo sdegno facile).
 
Quante faccine WOW hanno ottenuto sui social! Che meraviglia, l’ennesimo circo delle bestie rare a Le Iene!
Discreto e attento invece il breve intervento del sessuologo Fabrizio Quattrini…
Per la verità il movimento degli a-sessuali è attivo e si fa potentemente sentire: mi capita di avere in studio ragazzi e ragazze che ritengono di essere a-sessuali, anche se spesso sono solo confusi dal mondo delle etichette.
Avere un nome per descriverti è rassicurante, non c’è dubbio.
La comunità scientifica ancora si interroga sulla tematica: è calo del desiderio? E’ avversione sessuale? E’ asessualità? Come condurre una diagnosi corretta? Sapendo che la metà dei casi in consultazione sessuologica sono legati al disturbo del desiderio bisogna essere davvero ben informati per non cadere nell’errore diagnostico di pensare che l’asessualità (sana) sia un calo del desiderio lifelong (potenzialmente curabile) o il contrario.
Il tema scientificamente rilevante per cui vi suggerisco di leggere questa analisi della relazione tra asessualità e DSM-V, il manuale diagnostico dei disturbi psicologici usato in tutto il mondo per le diagnosi: L’Asessualità nel DSM5. Intersexioni (brav*! vi seguo sempre!) analizza come vengono percepiti gli orientamenti sessuali dagli psicologi e psichiatri.
Interessante è infatti questa loro valutazione, con la quale mi scontro quotidianamente in studio: “Innanzitutto, così come per altri cosiddetti “disturbi sessuali”, il DSM non dà indicazioni riguardo a cosa sia considerato “normale” o “non patologico”, ma allo stesso tempo non manca di descrivere taluni disturbi (incluso l’HSDD) come ipo- o iper- rispetto a una norma mai definita.”.
Dal DSM-5: “se sei asessuale non hai un calo del desiderio”:
DSM-1web

Mi capita di vedere “persone googlate“: cioè che costruiscono la loro identità facendo surf sulle pagine dei risultati di Google. Apprezziamo la ricerca, ma la questione non è semplicissima: la costruzione dell’identità sessuale è un mix tra sesso d’appartenenza, espressione di genere e orientamento sessuale. La ricerca online è fondamentale per confrontarsi ma deve essere ancorata ad un quadro di riferimento che sappia leggere le informazioni che ne scaturiscono. L’identità sessuale infatti non è meramente un equilibrio delicato, ma piuttosto di un sistema in evoluzione continua che necessita di essere svincolato dai pregiudizi sociali e personali per poter crescere e maturare.
Molti sono infatti anche i pregiudizi personali: “se sono asessuale devo comportarmi secondo una certa etichetta, si presuppone che io faccia, dovrei avere queste fantasie…”. Chiaramente ciò accade anche per altri orientamenti (ad esempio l’eterosessuale o l’omosessuale) che invece di essere semplicemente una espressione di sè diventano l’espressione di un comunità culturale di appartenenza. Quanto è difficile, ad esempio, essere omosessuali se si viene automaticamente valutati come esponenti della cultura gay.
Insomma non è una questione sensazionalistica, anzi. E’ un tema di dibattito culturale che mette in discussione molti dei cardini della società contemporanea tra i quali “perchè l’umanità fa sesso” soprattutto ora che il concepimento può avvenire anche in laboratorio.
Un’analisi liberante-liberatoria in un recente articolo, tradotto in italiano qui, scritto da un asessuale cismale forse romantico o eterotomantico o forse no.
E’ in arrivo una nuova rivoluzione sessuale?
 
(Il color viola dell’asessualità è colore Pantone 2018, parliamone)

Fertilità, news per trentenni laureati

C’era una volta lo Stato Italiano che voleva fare il FertilityDay.

Sembra passato un sacco di tempo dalla polemica, dalla bufera, dalla tragedia, eppure è solo un anno.
Le intenzioni, sappiamo, non erano malvagie, ma la gestione della comunicazione è stata pessima. Soprattutto perchè forse ha generato una gran confusione tra il termine fertilità (biologico, che sta diventando un problema italiano) e la parola natalità (sociologica, che è Il Problema Italiano).

Per fortuna nel giro di 12 mesi le cose sono cambiate, la comunicazione ha fatto passi avanti giganteschi riguardo la promozione di sani stili di vita!
…cosa c’è di maledettamente più marcio nella comunicazione se non fare un LOGO con l’hashtag?!

index

Cose da strapparmi gli occhi.

E’ come intitolare un nuovo cinema “Modernissimo” o “Progresso”: l’apoteosi dell’improbabile paradosso. Vecchi. Siete vecchi dentro.

web

In ogni caso il sito #IdeeFertili che sta sviluppando la Società Italiana di Fertilità e Sterilità (SIFeS) è esteticamente bello. Ovviamente il cash l’ha messo una farmaceutica privata. Non solo, nella home (qui) trovate un quiz su “scopri quante ne sai” che è davvero interessante e per nulla banale se non che… anche io ne ho sbagliata qualcuna!

Ora, se una sessuologa sbaglia qualche risposta ad un quiz sulla sterilità pensato per i gggiovani (14 – 26 anni), penso ci sia qualcosa che non funziona dal punto di vista comunicativo. Soprattutto pensando che il sito è stato creato in risposta ad una ricerca condotta questa primavera su quasi 1500 ragazzi: che domande avranno posto? Il linguaggio è esageratamente tecnicoscientifico.

O meglio, in realtà penso che hanno centrato il target che più è in difficoltà con il tema della fertilità: i trentenni laureati. Quegli uomini troppo giovani per aver fatto la visita urologica a Naia, quelle coppie troppo studiate per essere uscite di casa ancora ventenni, quei ragazzi degli anni ’80 che sono stati contagiati dallo spot sull’AIDS da mettere i brividi, quelli troppo vecchi per poter googlare “ho una perdita biancastra” a 17 anni.
Insomma noi, i “modernissimi”.
Ecco dunque un ottimo sito da seguire per trentenni che sanno che l’orologio biologico ticchetta. Ciò che avrebbe dovuto fare la Lorenzin è stato realizzato da una farmaceutica che ha a sua volta sbagliato il target. Olè.

Un abbraccio, miei coetanei, ed un consiglio:

prendetevi cura della vostra salute di coppia, nessun altro lo farà.

web

Ed invece, video promozionali fatti bene:

PS. Un dato rilevante vero e valido che è emerso dalla ricerca: 9 ragazzi su 10 non hanno mai fatto una visita urologica/andrologica. Regà: eddai.

Erotico, punto di vista femminile.

Non è facile trovare ciò che le donne ritengono essere del materiale erotico, da una googlata. Spesso ne discuto, qui in studio.
Ho visto molte ragazze che mi dicono che i video di youporn non dicono loro nulla. Oscenità poco interessanti, che non eccitano, che passano tra il disinteresse e il disgusto.
Alcune hanno letto 50 Sfumature di Grigio, apprezzano di più la storia, come fosse un grande ritorno degli Harmony che così andavano di moda anni fa, dall’edicolante. Ricordate la serie di libri passionali a basso costo? Esistono ancora, pubblicati incessantemente dal 1981, con centinaia di nuovi titoli ogni anno.
[NDR. Per un’incredibile fatalità che non posso non segnalarvi con tono divertito (!) proprio da domani sarà in vendita un romanzo che parla di una psicologa esperta di sessuologia che si ritrova a lavorare in una clinica per disfunzioni sessuali e deve apprendere velocemente, sulla sua pelle, tutte le dinamiche scottanti del sesso. Il suo partner è un collega figaccione che sta investigando la relazione tra materiale pornografico audio ed eccitazione femminile. Il libro si chiamerà Lezioni Fuori Orario e potete leggerne uno stralcio qui.]

Cos’è il fulcro del desiderio femminile?

La stessa domanda se la sta ponendo un’abile illustratrice (forse) francese che vi consiglio di tenere sott’occhio: Apollonia Saintclair. Sta pubblicando sotto pseudonimo le sue tavole erotiche in una collezione di tre libri. Una rassegna intitolata Ink Is My Blood.

Apollonia Saintclair Art Print

Ho selezionato qui le più realiste e meno pornografiche, che possano stuzzicare la vostra attenzione ma non scandalizzare i cuori e le anime.

Apollonia Saintclair lingua Art Print

756a8f19343733.562d8ccd3d818

Apollonia Saintclair donna piacere Art Print

1184342

Apollonia Saintclair 413 - 20130928 La douceur dangereuse (Deadly paws in velvet gloves) Art PrintApollonia Saintclair bacio lingua Art Print

15492261_393268174344814_2999048948048927017_n

Apollonia Saintclair Art Print

Apollonia Saintclair donna mano Art Print

98f6b74cf4b9f1dde22ed08e223a1d1d.jpg

Apollonia Saintclair 413 - 20130928 La douceur dangereuse (Deadly paws in velvet gloves) Art Print

Apollonia Saintclair Art Print

Apollonia Saintclair bocca Art Print

Sta raccogliendo molti consensi, la sua operazione di crowdfunding per la pubblicazione del secondo volume ha superato le aspettative. Rimangono 5 giorni a disposizione per sostenere la stampa del libro con 130 tavole erotiche, un po’ ironiche, un po’ dark.
Molto noir, a volte realiste, a volte surrealiste. Forse a tratti ricorda Milo Manara, ma è proprio il punto di vista che vuole fare la differenza: è femmina!

Qui il crowdfunding.

Un successo inaspettato? Forse è riuscita a colpire l’immaginario, ad accedere al proprio senso del piacere e a renderlo fruibile. Riesce a parlare alla parte nascosta, chiaramente, nero su bianco. Non sono semplici tavole erotiche, qui c’è del genio. Introspezione. Ricerca. Immagini che parlano di sensazioni vere. Vuole illustrare le possibilità della sessualità, liberare l’immaginario che è stato colonizzato (Latouche porta pazienza, ma è vero ❤ ).

Trovate una sua interessante intervista qui sul magazine Dazed che parla di avanguardie culturali.

Apollonia Saintclair Art Print

Non solo libri…

Apollonia Saintclair bacio lingua Art Print

 

In chiusura, senza dubbio, la mia immagine preferita: irriverente, divertente, femminile, giovane. Stupenda! Quando l’ho vista ho proprio pensato che in fondo io, a questa Apollonia, mi sa che voglio bene. Grazie che ci sei!
apl04

PS. Se siete a conoscenza di materiale interessante che può essere clinicamente rilevante per i disturbi del desiderio maschile e femminile… scrivetemi in privato! Aspetto sempre suggerimenti! 😉