SEX PILLS – Donne e uomini che si autorealizzano

Mi sono commossa guardando questo video in lingua spagnola di sostegno alla campagna ONU di promozione dell’uguaglianza di diritti tra uomini e donne HeForShe, lanciata da Emma Watson. E’ esattamente quello che voglio da questo mondo. E’ la mia lotta, il mio respiro.
 
Parla di un’uguaglianza civile vera, senza pregiudizio, per le donne e per, spesso lo scordiamo, per gli uomini.
Parla delle gioie della vita: la soddisfazione di fare ciò che ci viene bene e di cui ci assumiamo una responsabilità, senza scordare il genere a cui apparteniamo. Di come arrampicarci sulla piramide di Maslow, per giungere a ciò che ognuno di noi ambisce: l’autorealizzazione.
Questa è la mia vocazione di vita, la mia scelta come donna di questa polis, la mia scelta di servizio al prossimo.
 
“Un uomo deve essere ciò che è capace di fare. Egli deve essere coerente con la propria natura. L’autorealizzazione è un desiderio di diventare sempre più ciò che si è idiosincraticamente, di diventare tutto ciò che si è capaci di diventare”.
Maslow

#escile, tra ironia ed umiliazione

Importante sfida di femminilità a colpi di hashtag tra gli atenei. #escile diventa un tormentone.

In questi giorni le studentesse di Milano si sfidano, mostrando i seni con scritto in pennarello l’ateneo di appartenenza.

Partito da un gruppo su facebook, sembra non riuscire più a fermarsi il tamtam dei selfie delle tette delle future dottoresse. Bocconi, Policlinico… e poi si allarga.

Rispondono le ragazze di Palermo che si fanno i selfie con i pesanti tomi delle loro materie di studio: i Codici, i manuali. Vengono prese per puritane del Sud.

E poi le veneziane che decidono di scarabocchiarsi la fronte, per indicare che il cervello è sicuramente la parte da far uscire. Ma forse il Veneto non è la patria della goliardia universitaria? Cos’è successo, da quando hanno cominciato a prendersi sul serio?

Mh, si vede che è periodo di esami. La sessione di gennaio può fare brutti scherzi.

E’ sempre più difficile fare formazione ai ragazzi sul sexting quando l’opinione pubblica si scatena a suon di #escile.

In questi giorni ho incontrato molti ragazzi diciottenni per un progetto contro la violenza di genere, ai quali ho chiesto di dirmi come si sentirebbero se scoprissero che sta girando online una foto che li ritrae in slip in una posa umiliante. Volendo lavorare sulle emozioni e il confronto attivo in una comunità autoeducante che si stimola suggerendosi buone prassi mi interessava sinceramente avere una loro opinione.
Davanti alla notizia che una tua foto umiliante stia girando tra i tuoi amici e compagni di scuola, che emozioni proveresti? Rabbia, tristezza…?
I ragazzi sono rimasti un po’ di stucco alla domanda per poi chiedermi: “ma cosa vuol dire umiliante?“.

Ecco.

Come si può credere di fare un percorso contro le violenze se 130 ragazzi di quarta superiore non sanno cosa significa umiliante e non riescono ad afferrare il concetto?!

Sono talmente spiazzata dalla domande, che si ripete per tutte le 8 classi che ho incontrato, che temo di non essere riuscita a trasmetterne il concetto di fondo.

Cosa può significare umiliante per un ragazzo nel 2016?

E’ un termine che ha ancora senso?

Cosa significa oggi prevenzione della violenza psicologica?

A scuola: la disinformazione che solletica

Ieri.

Faccio educazione alla sessualità ad una classe quinta della Primaria (ovvero le elementari). Classe frizzante, è divertente anche per me. Uscendo mi fermo a scambiare quattro chiacchere col maestro. Ci chiediamo come è possibile che i bambini siano così informati ma disinformati riguardo la sessualità. Facciamo ipotesi: scuola, famiglia, agenzie educative…

Mi fermo al bar a prendere un caffè prima dell’incontro con altre insegnanti, e la risposta arriva dall’alto. Mi sento chiamata. Ad alto volume Two Fingerz – Bukowsky

Sorrido, come un’ebete. Le parole risuonano chiare dentro al bar. Anzi, esco con la musica in testa, non riesco a non pensarci. Fastidiosi motivetti. [almeno quanto fastidioso video… ma questa è un’altra storia]

Raggiungo le maestre per un colloquio, alla fine mi fanno leggere un esilarante tema di una bambina di quarta elementare, che fa più o meno così…

UN GRANDE SPAVENTO!
L’altra notte non riuscivo a dormire perchè sentivo dei forti rumori provenire dalla camera dei miei genitori. Era notte fonda, le dieci di sera, e sentivo urla e calci. Così ho chiesto ad alta voce cosa stesse succedendo, ma all’improvviso tutto si fermò. Cercai di riaddormentarmi quando tutto quel rumore ricominciò. Decisi di andare a vedere, ma arrivata all’ultimo gradino del mio letto a castello nuovamente si fece silenzio. Cercai di nuovo di riprendere sonno, quando nuovamente sentii quei rumori. Decisi di andare a vedere così, arrivata alla camera dei miei genitori, aprii la porta ma si fece improvvisamente silenzio. Tornai indietro, ma allora ricominciarono le urla e mia madre urlò ancora più forte. Così andai a vedere, ma arrivata alla porta nessun rumore. Così feci finta di andarmene, facendo dei passetti ma tornando indietro e quando i rumori ricominciarono spalancai la porta: era il papà che stava facendo il solletico alla mamma!”

True story.

Il piacere di illustrare la sessualità ordinaria

Mi piace molto il mondo dell’illustrazione, e trovo interessante il progetto sviluppato da Masonry. Masonry è una massoneria di illustratori i quali, stanchi di lavorare su progetto altrui in un mondo di competizione, decidono di fondare una corporazione e di dedicarsi a ciò che a loro piace.

E cosa poteva essere se non illustrare la sessualità?

Il progetto completo di tutte le tavole lo trovare qui. Sono presenti tra queste le mie dieci preferite: a mio parere hanno saputo caratterizzarsi per lo stile e il tema affrontato. Senza strafare sono rimasti vicini alla quotidianità e al piacere delle piccole cose.

Le altre tavole sono decisamente più pungenti. E detto questo… vi conviene andarle a vedere tutte! 🙂

Zero sfumature di grigio

Forse avrei dovuto guardare/leggere le 50 sfumature di grigio.

Per cultura personale? Per cultura professionale…?

Devi farlo! Così hai un elemento in comune per poter parlare coi tuoi pazienti!” dicono le colleghe sessuologhe.

All’inizio mi sono fatta consigliare dal mio inconscio procrastinatore: “fallo domani, oggi ci sfondiamo di plumcake e serie tv“.
Poi ho dato ascolto all’amico Paraocchi. E ho letto delle ottime recensioni, come quella di ZeroCalcare (clicca sulla foto per ingrandire).

Così riesco a mantenere la conversazione al giusto livello.

Interessante… e lei come si è sentita a riguardo?“.

Il femminile e il maschile sono socioculturali

L’esibizione della propria identità di genere è mediata socioculturalmente.

Non credo servano tante parole per descrivere questo fenomeno, infatti se riusciamo a percepire la storia dell’uomo come una complessa evoluzione di eventi concatenati vedremo l’attualità come figlia del tempo.

Breve video incisivo sul make up della Korea negli ultimi 100 anni: guardate come la guerra può modificare l’estetica femminile…!

E il maschile?

Eccolo! Spesso siamo focalizzati sull’esperienza femminile, invece gli eventi sociopolitici e culturali influenzano fortemente anche l’esibizione maschile.