Per poter godere appieno il sesso, non bisogna avere problemi a trovarsi tutti bagnati e appicicaticci. Sì, perchè a prescindere da come lo facciate, qui sul continente di terre emerse il sesso è un’avventura bagnata, una specie di monsone erotico. Nel corso di un incontro sessuale, vengono versati diversi liquidi, dalla saliva al sudore allo sperma al muco vaginale. Alcuni di questi fluidi, come lo sperma, arrivano all’improvviso, mentre altri, come la saliva, il sudore o i liquidi lubrificandi, fluiscono in maniera più costante.
“¿Que pasa? ¿Les gusto?” – “Che succede? Vi piaccio?”
Cosa rende un uomo veramente virile? Ce lo siamo già chiesti in questo post.
Essere virile significa essere macho?
Macho, in spagnolo, significa semplicemente “maschio”. Non ha nessuna specifica connotazione. In italiano invece ha un significato specifico:
macho agg. inv.
gerg. Di comportamento che sottolinea e ostenta le caratteristiche virili: atteggiamento, modo m.
Il macho era colui che poteva vantare un gran numero di figli maschi: dalla virilità alla virilità. Ora si sta perdendo questa visione della figura maschile: il vero macho è colui che riesce a provocare il maggior numero di orgasmi alla donna, ovvero chi possiede un fallo infallibile.
Virilità deriva dal latino vis, roboris che significa la forza, la potenza. L’uomo virile è quindi potente, il pene è simbolo di potere. Un fallo fallibile è impotente. L’essere un vero uomo significa quindi portare a termine con efficacia le azioni che si compiono: sia quelle lavorative che quelle sessuali.
Poi vi fu la nascita del femminismo, la parità dei sessi, e la conseguente crisi dell’uomo… si impone così un nuovo modello di uomo, in bilico fra il machismo e il femminismo, un uomo più dolce, più sensibile. La forza fisica diventa meno importante e aumenta l’importanza dell’intelligenza.
Ma il punto d’equilibrio è difficile da mantenere e così si insidia, tramite un’operazione di marketing ben studiata e ben riuscita, una nuovo modello di uomo: il metrosexual.
Il neologismo metrosexual è stato inventato nel 1994 dal giornalista inglese Mark Simpson, nel giornale The Independent in un articolo intitolato Here come the Mirror Man, per indicare una nuova generazione di uomini che vivono nelle grandi città (metro-) e che hanno una grande attenzione per il proprio aspetto. Si tratta di un termine giornalistico, non di certo psicologico, ma rende bene l’idea!
Il metrosessuale usa i trucchi e fa palestra, si depila e compra abiti di moda: il consumatore perfetto! E’ quindi un giovane uomo, amante dello shopping, che appartiene a un orientamento sessuale irrilevante perchè ha scelto se stesso come oggetto del proprio amore e piacere.
In Italia si viene invece a parlare di Neo Narciso che si guarda e si fa guardare. A tal proposito rimando all’articolo di Luca Bartoli che trovate qui.
E l’uomo del futuro?
Dovrà coniugare la sua virilità con la sua ricerca della bellezza e l’amore per i suoi figli. Parlerà di sentimenti, si farà la barba, ma non guarderà solo se stesso.
Passerà dall’essere un Narciso all’essere un Adone.
IL MATRIMONIO CHE VORREI (2012), regia di David Frankel, commedia.
Kay (Meryl Streep) e Arnold (Tommy Lee Jones) sono sposati da trentun anni, con figli ormai fuori di casa.
Vivono sotto lo stesso tetto, si parlano appena e dormono in camere separate, inizialmente a causa di un mal di schiena di lui (e quindi per praticità), ma poi la situazione rimane costante per molto tempo.
Quella che per lui sembra essere una convivenza collaudata, è per lei fonte d’infelicità e Kay decide quindi di trascinare il marito a una settimana di costosissima terapia di coppia in cui tentare di riaccendere la scintilla grazie all’aiuto del Dr. Bernard Feld (Steve Carell). Kay paga con i propri risparmi e cerca con ogni mezzo di ritrovare l’intimità sessuale con il marito.
Il film è fatto di sguardi, ironici e drammatici, intensi. Le scene si svolgono quasi tutte in interni: lo studio del consulente sessuale e la camera da letto, che diventano il fulcro della coppia.
Mi è molto piaciuto (grasse risate in sala e qualche lacrima), soprattutto perchè mi ha fatto sorgere diverse domande. Vi invito a vederlo al cinema così che anche voi possiate sollevare alcune questioni in sospeso, che non trovano risposta alla conclusione del film. Io ho molto pensato al tema della bellezza e della competenza, ovvero della considerazione reciproca dei protagonisti.
Il rapporto tra Kay e Arnold nasce in gioventù, lui è l’assistente al docente di economia e lei una bella studentessa. Lui la apprezza per il suo fisico, talmente bella da metterlo in soggezione, ma non altrettanto per le sue capacità in materia economica (infatti i suoi soldi sono amministrati dallo studio del marito).
Questo ritorna più volte nel film: lei non si sente competente, nemmeno a fare il sesso orale (divertente la scena della banana), e l’unica qualità che sa che viene apprezzata dal marito è la bellezza esteriore, per cui soffre di questo in quanto negli anni il suo corpo non è più quello di una volta. L’intimità tra i due viene riscoperta solo quando lui riesce finalmente a guardarla negli occhi e ad accettarla per quella che è.
Forse la terapia che loro affrontano ha un approccio più erotico e meno in quella psicologico. Si ritiene che la coppia abbia comunque un suo equilibrio di base, che non viene toccato, viene solo aiutata a riscoprirlo, qualsiasi esso sia. Si cerca di ritornare come prima, smussare qualche angolo che si è costruito negli anni.
Ogni terapia infatti ha un suo approccio, e un suo costo!
Guardate questo articolo: Usa, New York. Con 240 dollari l’ora vi insegnano a fare sesso come mai prima. Questi due sex coach, Eric Amaranth e Amy Jo Goddard, sono i pionieri di questa “novità che arriva dagli Stati Uniti”. Ma è davvero una novità curiosa che deve essere pubblicizzata come la solita americanata?
Vogliamo parlare della Austrian International School of Sex (qui il sito internet)? L’idea è dell’esperta svedese Ylva Maria Thompson (nella foto), è la prima scuola pratica di sesso: posizioni sessuali, competenze anatomiche, tecniche di petting… in un palazzo del 1700 a Vienna!
Costi? € 1400,00 euro per un semestre, € 250,00 per i corsi rapidi del weekend.
E in Italia?
In Italia, per fortuna, esiste la FISS, la Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica: solamente 6 scuole nel territorio italiano sono federate, i professionisti (medici o psicologi già iscritti all’Albo) possono iscriversi dopo aver compiuto il percorso formativo di 2 o 4 anni che li rende consulenti in sessuologia o sessuologi clinici. Esiste un Albo ufficiale, consultabile on line a questo indirizzo: Albo FISS. Ogni membro dell’Albo è tenuto a seguire il codice deontologico.
Se intendete consultare un sessuologo, assicuratevi che sia iscritto all’Albo corrispondente. Perchè la consulenza, specialmente in questo settore, non sia un’americanata!
“Forse non è proprio legale sai ma sei bella vestita di lividi m’incoraggi ad annullare i miei limiti le tue lacrime in fondo ai miei brividi
lasciami leccare l’adrenalina”
Afterhours
Nell’uomo vivono le contraddizioni: nei secoli i cinesi lo identificano con il concetto di Yin e Yang, la vita e la morte.
In termini più recenti ci si può riferire a Sigmud Freud, padre della psicoanalisi, che studiò il concetto di pulsione, ovvero un’eccitazione che cerca di scaricarsi.
Nel 1932 il fisico Albert Einstein scrisse a Sigmund Freud una lettera nella quale lo interrogava sul problema della guerra, in quel tempo cruciale. Freud risponde affermando l’impossibilità della fine delle guerre, in quanto l’aggressività, fondamento di ogni guerra, è radicata indissolubilmente nell’uomo. Afferma che le pulsioni innate dell’uomo sono due: quella sessuale che spinge ad unire e quella aggressiva che spinge a distruggere. Ovvero, usando la terminologia greca, Eros e Tanathos: termini contrapposti ma complementari.
Pensate al dolore e al piacere: si piange di gioia, si può ridere dall’imbarazzo, si geme di piacere ma anche di dolore. La ricerca del piacere diventa centrale nel percorso della vita, ma a volte confina, si mescola con la ricerca del dolore.
Proprio e altrui. – lasciami leccare l’adrenalina –
Bisogna creare una tensione da soddisfare. E’ la tensione del bisogno, da portare all’apice.
Nella concezione medica si sta bene se non si provano dolori, ma sono il dolore e il disagio che ci permettono di sentire il nostro corpo. Quando compiamo degli sforzi sportivi ci diciamo “ho male a dei muscoli che non sapevo nemmeno di avere!”. Infatti riusciamo finalmente a percepire le sensazioni corporee. La scoperta della fisicità rende la sofferenza vicina al piacere. Il dolore è più incisivo e facile da definire. La piacevolezza è effimera.
Questa carezza sarà piacevole o è maldestra? E’ difficile rispondere con precisione.
Questo schiaffo è doloroso? Non abbiamo dubbi sulla relazione tra causa ed effetto. Non ci confonde: l’ematoma conferma.
Il brivido, – è la scossa più forte che ho – è cercare di provare qualcosa. Non è più una contraddizione.
Soddisfare le pulsioni (Eros e Thanatos) che giungono dal nostro profondo è complesso. A volte vanno contro la morale comune, o l’etica personale che si è appresa dall’infanzia. Altre volte sono contro le leggi dello Stato. O forse semplicemente non si sa come appagarle.
Molte volte non si sa come soddisfare il proprio piacere, semplicemente perché non si sa come farlo! O come comunicare le proprie voglie, come trovare un accordo col partner.
Si può andare per prove ed errori, non temendo di sbagliare. Oppure chiedere consigli e condividere le proprie esperienze. Tutti possono giungere al piacere personale, anche giocando con la sottile linea che lo divide dal dolore. Ovviamente con partner consenzienti.
“La violenza contro le donne è forse la più vergognosa violazione dei diritti umani. E forse la più diffusa.
Non conosce confini geografici, culturali o di stato sociale.
Finché continuerà,
non potremo pretendere di realizzare un vero progresso verso l’eguaglianza, lo sviluppo e la pace.” Kofi Annan Segretario Generale delle Nazioni Unite
“A World Free of Violence Women” – Global Videoconference (8 Marzo 1999)
La scarpa di Christian Louboutin, un classico contemporaneo.
La sua suola “rosso China” è un’ inconfondibile icona. Lui è stato soprannominato il “Creatore” delle scarpe, ognuna un’opera d’arte. Ogni donna le desidera per la loro sensualità. Solcano i red carpet indossate dalle vip più famose e, ovviamente, fashion.
E’ un marchio di fabbrica talmente celebre che, quando Yves Saint Laurent firmò la collezione Cruise 2011 con 11 modelli di scarpe con la suola rossa, Louboutin gli fece causa per rivendicare il diritto di usare quel colore per le sue suole. La saga è ancora aperta, chi vincerà?
Tale colore è anche classificato: è il pantone 186c.
Ecco l’ultima incredibile creazione di Louboutin: le esclusive scarpe Cinderella, ideate per celebrare la riedizione DVD e Blue Ray del grande classico Disney.
La scarpa è stata prodotta in soli 20 esemplari in tutto il mondo, di cui 2 saranno donati alle muse ispiratrici di Louboutin: Mariah Carey e Dita Von Teese, la dea del burlesque famosa in Italia per il suo streeptease al Festival di Sanremo dentro ad un’enorme coppa di Martini.
Chiaramente le scarpe hanno la suola rossa e sono impreziosite da cristalli Swarovski. Open toe per farci vedere bene il piedino che le calzerà. Degne di una principessa Disney.
E che principessa! Cenerentola, una ragazza salvata dalle sue terribili condizioni di vita da un principe. Anzi, per la precisione, salvata dalla sua bellezza momentanea (donatale da una fatina madrina) che ha catturato l’attenzione del principe.
Ma come tutti sanno, giunta la mezzanotte, Cenerentola deve scappare dal castello per tornare a vestire i soli abiti dimessi, ma fuggendo perde una scarpetta di cristallo. Il principe però non si da per vinto e comincia a cercarla per tutto il regno aiutato solo dalla scarpetta. Il piede che la calzerà a pennello sarà quello della donna che ama.
Fondamentalmente un feticista!
Questa fiaba è molto diffusa nel mondo, ne esistono diverse versioni. Si narra che la versione originale sia cinese e sia legata alla snaturata pratica del Loto d’Oro, ovvero fasciare i piedi delle bambine per mantenerli piccoli anche in età adulta.
Le scarpe che calzano minuti piedini principeschi sono uno dei feticci più diffusi.
Ma cos’è il feticismo?
Il feticismo è una parafilia, ovvero un disturbo sessuale. I disturbi sessuali consistono in ricorrenti (per un periodo di almeno sei mesi) e intensi impulsi sessuali e fantasie o comportamenti eccitanti sessualmente che si riferiscono a:
oggetti o esseri viventi non umani;
ricevere e/o infliggere un’autentica sofferenza fisica o morale (umiliazione) a se stessi o al proprio partner;
bambini o altre persone non consenzienti.
Inoltre queste fantasie e questi comportamenti causano considerevole disagio psicologico o difficoltà interpersonali, nel lavoro o in altre importanti aree.
Il feticismo è una parafilia in quanto gli oggetti che causano eccitazione (detti feticci) si discostano da quelli comunemente riscontrati nella normalità. Si tratta spesso di scarpe o indumenti intimi femminili in quanto questo disturbo è prettamente maschile. Bisogna però non confonderlo con le fantasie erotiche, che sono normali e presenti nella maggior parte delle persone. Tali fantasie o comportamenti diventano un disturbo quando danneggiano chi le prova: i feticisti sono obbligati a compiere atti contro la legge o che coinvolgono persone non consenzienti.
Le fantasie feticiste sono molto comuni in tutta la popolazione mondiale, invece un autentico feticismo patologico è davvero raro.
Perchè si diventa feticisti?
Molte sono le teorie psicologiche, ma le più accreditate sostengono che si sviluppi attraverso un processo di apprendimento che si sviluppa piuttosto precocemente. Si impara da piccoli, osservando gli altri o associando il piacere a determinate esperienze che rimangono impresse nella mente e che si cerca di ricreare. In tutti i modi. Legali o meno.
Negli ultimi anni l’ossessione per il seno si è diffusa in tutto il mondo, e gli interventi di chirurgia estetica per aumentarlo o modificarlo sono ormai un affare multimiliardario.
Cosa stupefacente se si considera che le mammelle umane sono poco più che due ghiandole sudoripare di grandi dimensioni.
[…]
Nel complesso, le mammelle hanno la chiara funzione di richiamo sessuale e ricordano per forma i glutei, che un tempo, quando l’uomo era quadrupede, erano bene in vista. […] Alcuni test in cui sono state mostrate fotografie di seni e di natiche hanno mostrato che gran parte degli uomini non sono in grado di distinguere il solco tra le natiche da quello tra le mammelle.
Il clitoride è una struttura che si estende molto di più della sua parte visibile (il glande del clitoride) e, per quanto come organo sensoriale sia molto innervato nel suo glande, presenta delle strutture più profonde che svolgono altre funzioni.
Dèttore, 2001
Il clitoride visibile è solo la punta dell’iceberg.
“L’ho localizzato!” – Disse il capitano dell’inaffondabile Titanic.
Il sesso non è una mera transizione fisiologica; esso implica l’amore e il fare l’amore, diventa il nucleo di venerabili istituzioni come lo sono il matrimonio e la famiglia, impregna di sè l’arte e ne produce il fascino e la magia. Domina effettivamente quasi ogni aspetto della cultura. Il sesso, nel suo significato più ampio… è più una forza sociologica e culturale che una mera relazione fisica fra due individui.