L’Ordine fa ordine

L’Ordine degli Psicologi del Veneto (di cui faccio parte) questa settimana ha redatto un documento che ricorda, ancora una volta, la posizione etica che lo psicologo adotta nella questione controversa dell’omosessualità.

Quale ruolo assume l’educazione sessuale? Che posto occupano le terapie riparative?

La bellezza del documento, di semplicità quasi disarmante, risiede nel essere un copiaincolla di tutta una serie di documentazioni che dicono: lo psicologo ha una sua ferrea etica, è un professionista indipendente, che ha il diritto e il dovere di mantenere la sua autonomia professionale e pertanto rispetta i valori e le credenze di tutti i suoi clienti. Full stop.

 

Nulla da aggiungere.

Il documento è qui.

Confusione a scuola, i libri non aiutano

Su una lavagna i ragazzi scrivono: “Patroclo e Achille, forevah and evah”.
Il prof commenta: “l’assessora lombarda alla Cultura mi accuserebbe di insegnare a scuola la teoria del gender. Invece è solo l’Illiade. Cuori ai miei studenti

Quando si confondono i piani mi chiedo sempre se c’è qualcosa sotto o è solo incoscienza.

Alessandro, insegnante milanese dal profilo facebook “diversamente privato”, pubblica su facebook l’immagine di cui sopra. Citando l’assessore Cristina Cappellini, mescola l’orientamento sessuale con l’appartenenza di genere. Anche l’assessore era caduta nella stessa trappola, presentando, sotto le feste natalizie, la sua “perplessità” verso giochi gender e calendari dell’Avvento laici.

Stiamo calmi.

Alessandro, penso che ci sia della confusione: l’orientamento sessuale non influisce sull’appartenenza di genere. Il genere è il ruolo nel quale ci riconosciamo (maschio o femmina, ad esempio), mentre l’orientamento è verso l’altro, colui o colei che ci piace.
La teoria gender si riferisce quindi ad un’educazione priva della dicotomia netta tra ruolo maschile e femminile, creando un ambiente più neutro nel quale bambini e bambine sono più liberi di scegliere i comportamenti più adatti alla loro personalità e non imposti dalla cultura di riferimento.
Invece l’orientamento sessuale è una questione d’attrazione, ma è tutta un’altra cosa.
Quindi Patroclo e Achille potrebbero amarsi anche biblicamente (dipende dalle interpretazioni del testo), ma questo non fa di lei un teorico gender. Forse solo un insegnante in linea col programma.
Davvero, vorrei tanto che non ci fosse nulla di speciale nel fare degnamente il proprio lavoro.

Ma, in effetti, non diamolo per scontato.

(esistono libri scontati al 15% che mostrano come le bambine dovrebbero chiamare cagnolino ciò che i bambini chiamano cane)

Ecco cosa combatte l’educazione gender.

Lo sapevi che? Anatomia sessuale

Domani vado a San Rossore (Pisa), alla Route Nazionale Agesci. Sono un po’ emozionata.

Sono attesi più di 30mila ragazzi scout, sarà un’avventura affascinante.

Sarò lì con un laboratorio dal titolo “Sessualità a 5 dimensioni“, condotto con la mia collega Giulia, anche lei capo clan. I ragazzi iscritti potranno interrogarsi sul sesso e sulle sfaccetature.

Bene bene bene. Ecco in anteprima le domande provocatorie che porremmo alle scolte e ai rover sulla dimensione biologica del sesso: come siamo fatti?

Qual è quella parte del corpo umano che si inturgidisce durante l’eccitazione ed è lunga mediamente 11 cm?

Il clitoride.

Ha il prepuzio, ovvero un cappuccio di pelle che ne ricopre la punta… si chiama?

Il clitoride… ma anche il pene!

E’ una sostanza bianco giallastra formata da residui di epitelio, di secrezioni sebacee e di urina che si accumula fra prepuzio e glande…come si chiama? Lo hanno uomini o donne?

Lo smegma. Entrambi.

L’uomo produce spermatozoi per tutta la durata della vita (da quando diventa fertile). Quanto tempo è necessario perché si creino gli spermatozoi dal testicolo e giungano all’ampolla del dotto deferente?

70 giorni.

E’ l’uomo o la donna a produrre una secrezione lubrificante durante l’ultima fase dell’eccitamento sessuale?

Entrambi, la donna grazie alle ghiandole del Bartolini, l’uomo grazie alle ghiandole di Cowper e a quelle di Littré.

Come si chiama quella parte del corpo lunga 10-11 cm che si dilata durante l’eccitazione sessuale?

La vagina.

Qual è quella parte che si avvicina e si allontana dal corpo a seconda della temperatura esterna?

Lo scroto.

Come vedete dalle domande poste il corpo femminile e quello maschile sono molto simili tra loro e, nonstante ce ne sia stato affidato uno dalla nascita, non lo conosciamo pienamente.

Spero così di incuriosire i ragazzi, farli riflettere ma far partire il tutto da un gioco. Vi farò sapere come è andata…

Buona strada!

 

 

La Mala Educaxxxion – un nome, un programma

Il regista spagnolo Pedro Almodovar, pobrecito, ha fatto un bel film impegnato che parla di gay, Chiesa Cattolica, ricatti, transessualità, tossicodipendenza… La Mala Educaciòn (trailer qui).

E poi arriva La7d e la presentatrice Elena di Cioccio. Acchiappano il titolo, ci aggiungono XXX e diventa un programma supersexy osè. Stravolgono il senso e rimane… un titolo appropriato per un format che presenta un’educazione alla sessualità mal fatta. Non sono maleducati, sono malamente educati. A me La Mala Educaxxxion non piace. Non riesco a guardarlo. Mi fastidia. Potete vedere le puntate del talk show qui, ci sono i link.

40 donne e 4 uomini parlano di sessualità esplicitamente.
Se tu chiedi loro, hanno fatto tutto e il contrario di tutto.

Frasi che potrebbero essere liberamente tratte dal programma tv:

“Ma certo che ho fatto sesso in 5 su un filo di una ragnatela sospesa a 10 m da terra, l’ho trovato romantico, ma non eccitante”.
“E’ importante avere dei segreti, infatti il mio segreto che voglio svelare in mondo visione è…”.
“Io il sesso anale lo faccio con i capelli!”

I quattro maschietti, inguardabili sul serio, se la fanno con tutti, non riescono a liberarsi dalle tipe che si presentano nude ma in pelliccia a cena con loro. Come succede normalmente a ciascuno di noi, d’altronde. Figuratevi che ieri pensavo che la mia gatta si stesse strusciando sulle mie gambe, invece era un imprenditore lombardo con un perizoma leopardato.

Ok. Poniamo che siano semplicemente dei figuranti, pagati per dire queste cose e fare ascolti. Tanti ascolti. Uno dei programmi più seguiti de La7.

Le domande della conduttrice però, a volte, da vero Capitan Ovvio:

“Pensi che i preliminari siano prima?”
“Il corteggiamento serve per conoscersi?”
“Ritieni che l’orgasmo sia piacevole?”

Inoltre a me personalmente fa sentire inadeguata.

Per fare un esempio sentire un ragazza di 19 anni sfacciatamente raccontare di come lei adeschi un “uomo” (cit.) non indossando gli slip, fa sentire a disagio. Per due ragioni.

La prima è che hai 19 anni basta che ammicchi e i tuoi aitanti coetanei hanno un’erezione talmente violenta che la pelle del prepuzio pizzica i peli forte forte e vedi i loro occhi scintillare!

La seconda è che mutanda è un gerundivo latino che significa da doversi cambiare

La sessualità non è così, davvero! E’ molto più semplice. Non è una lotta a chi la spara più grossa. Non bisogna aver provato tutto. Può stuzzicare la fantasia, ma fare i conti con la realtà.

Ok, capisco che il programma voglia sdoganare certi tabù atavici e non essere per nulla educativo. Quindi sì, sono d’accordo:

la Mala Educaxxxion è sicuramente il titolo più azzeccato.

Mi piace molto però la fotografia del programma.
E il fatto che spesso poi ci sono le repliche di Victor Victoria.

Hedwig, la diva con qualcosa in più… tra le gambe.

Hedwig and the Angry Inch è un musical rock molto popolare negli States. Talmente popolare che nel 2001 è stato trasformato in un film davvero originale, composto da video, cartoni e tanta, tanta musica. Scenico, divertente. Io sono andata a vederlo al cinema, convinta di andare a vedere La Rivincita delle Bionde. Beh, mi sono sbagliata! Ma la serendipità mi ha portata a scoprire uno dei più bei film di sempre. Ho la colonna sonora sempre in auto e mi energizza quando ho bisogno di quella spinta in più. Really rock, baby!

La parte più interessante di Hedwig è che prima dell’operazione si chiamava Hansel. Ebbene, il film parla di transessuali. La trama è piuttosto complicata, perchè viene esposta tramite flashback musicali, il che la fa sembrare piuttosto irrilevante: non occorre che tu segua il filo, goditi la musica!
Il film è scritto, diretto, interpretato e cantato da John Cameron Mitchell (qui in foto).

 

TRAMA

Hansel nasce nella Germania dell’Est, ha tratti femminili, ama il rock, la filosofia greca e il capitalismo. Vuole scappare da Berlino Est, trova l’amore di un soldato americano. Chiaramente i matrimoni gay non sono permessi, così Hansel si sottopone ad un’operazione per transitare al genere femminile. L’intervento però non riesce perfettamente, lasciando un pezzetto di pene tra le gambe di Hansel, appena 1 pollice di carne, ovvero the angry inch (il pollice arrabbiato). Hansel prende il nome e l’identità della madre, Hedwig, e si sposa: fugge così in America. La vita in Kansas non è esattamente come se l’aspettava. Il marito la lascia e il muro cade. Impotente decide di risollevarsi fondando un gruppo rock (ecco la canzone come si fa a non adorarla?!). Trova lavoro come babysitter di Tommy, un ragazzino timido che lei svezza culturalmente e sessualmente. Lei canta spesso le sue canzoni a Tommy, il quale, una volta cresciuto, le ruba e diventa una celebre rock star Tommy Gnosis. Hedwig lo insegue concerto dopo concerto, per dimostrare che le canzoni sono sue.
E’ a questo punto che comincia il film.

IDENTITÀ DI GENERE & cambiamento

Maschio o femmina si nasce, ma la percezione netta di essere di genere maschile o femminile arriva tra il 3° e 4° anno d’età e rimane stabile per tutta la vita.

I transgender non si classificano ne’ come maschi ne’ come femmine. Anzi, odiano le classificazioni. Come Buck Angel porno attore con la vagina (tutt’altro che una femminuccia).
In questa categoria rientrano, sfuggenti, anche i transessuali. Queste persone hanno l’idea persistente di voler cambiare. Non hanno problemi medici (non sono ermafroditi), ma vivono con disagio la loro situazione.

In Italia il protocollo prevede tre fasi per la transizione da un sesso ad un altro:

  1. real life experience, ovvero assumere le sembianze dell’altro sesso prima del cambiamento definitivo. Fare le prove e vedere come va dato che non si può poi tornare indietro;
  2. terapia ormonale, che permette l’assunzione di alcuni caratteri secondari dell’altro sesso (es. i peli);
  3. intervento, mammoplastica e vaginoplastica (per i MtF – Male to Female); adenectomia sottocutanea, isterectomia e falloplastica (per i FtM).

 

CONTROVERSIE

I transessuali sono malati?

Ni. Consideriamo che il genere è una varianza e non una patologia (come nascere maschio non è di per sè una malattia, anche se a volte ci sono dei dubbi in merito). In questo modo i transessuali non possono essere considerati delle persone disturbate. E quindi non subirebbero la stigma sociale e quindi vivrebbero meno stress e quindi saremmo tutti più felici. Perfetto! Però.
C’è sempre un però!
Nel caso si togliesse in maniera definitiva dall’elenco delle patologie, le operazioni di cambio di sesso non sarebbero più sostenute dalle politiche sanitarie nazionali come rimedio ad una malattia, ma rientrerebbero negli interventi di chirurgia plastica per motivi estetici e quindi non finanziate. In questo momento nel nostro Paese gli interventi di chirurgia plastica genitali sono mutuabili. Bell’inghippo.
Al momento è stato risolto attribuendo alla transessualità l’etichetta di “disforia“. Ne’ carne ne’ pesce: vitel tonné.

Da che età si può cambiare sesso?

In Italia dai 18 anni, chiaramente. Però.
Però in Olanda dai 12, dove si interviene con un blocco della pubertà che verrà poi confermata con il passaggio definitivo al sesso prescelto dopo la maggiore età. Si va a evitare il traumatico sviluppo adolescenziale. Qui lascio la questione sospesa. Cosa ne pensate?

Per diventare uomo devo avere il pene?

No. La falloplastica è molto complicata per questa ragione è sufficiente eliminare le ghiandole del seno e l’utero. A quel punto puoi andare all’anagrafe e farti cambiare la carta d’identità. Per questa ragione il mondo delle appartenenze di genere è davvero diversificato. Non esistono transizioni complete, nel senso che la meta è data dalla persona che se la pone.

Che relazione c’è tra trans e gay?

Nessuna. Luca può diventare Lucia e non smettere di amare Barbara. Potremmo dire che… Luca non era gay, era etero. Adesso è lesbica.
E se Lucia e Barbara erano sposati? Eh!

E’ necessario un percorso psicologico?

No. E’ consigliabile, spesso è presente un invio dall’endocrinologo, ma non necessario. La psicologia non è la frontiera da abbattere per giungere al tanto desiderato intervento. E’ un’alleata, una fan, una sostenitrice della persona.

Definisci: ‹nor·mà·le› agg., s. f.

Sono normale?

Probabilmente sì. Anzi, molto probabilmente. La normalità, innanzitutto, è una questione statistica. Se la maggioranza della popolazione è come te, allora sei normale.
Se tutti parlassero da soli come me, sarei normale. Invece sono solo speciale.

PERCHE’?

In tutte le culture si cercano le cause degli aspetti significativi delle persone e per questa ragione l’uomo continuamente ricerca interpretazioni riguardo il corpo e la mente: cos’è la norma e perchè ci sono le deviazioni?

Si tratta chiaramente di teorie. Mi capita spesso di discutere con gli amici delle cause dei disturbi mentali o sessuali. Potremmo dire che in occidente le cause sono principalmente interpretate da cinque modelli:

  1. modello biologico o medico – “è un problema genetico!”
  2. modello psicodinamico – “ha rimosso l’ansia conflittuale!”
  3. modello socio-relazionale – “i suoi genitori sono pessimi!”
  4. modello comportamentale – “ha sempre fatto così!”
  5. modello biopsicosociale – “è tutto un casino…” (teoria che condivido pienamente)

Se già è complicato teorizzare la patologia, immaginate quanto lo sia per una teoria della normalità.
Ci sono tre tipi di normalità: statistica, funzionale e culturale.
La normalità statistica è la principale: dato che è così difficile definire la vasta normalità si definisce sempre ciò che è fuori dal normale. Le piccolezze. E’, in effetti, una non definizione. Si poteva pensare a qualcosa di meglio. “Ma se così fan tutte…”
A questa si aggiunge la normalità funzionale: se funziona, allora è normale. “Sono una strana coppia, ma se funziona…”

 

Ultima, ma decisamente più interessante, la normalità culturale.
Ci sono delle questioni che si spiegano solo nell’ambiente nelle quali si presentano. In quest’ottica si possono leggere le varie manifestazioni della sessualità, normali o patologiche, prestando attenzione alla definizione di normalità presente nella cultura di riferimento. Relativismo: ciò che era patologico un tempo, ora non lo è più; ciò che è normale qui, non lo è altrove. Tempo e spazio.

Alcune manifestazioni della sessualità vengono ritenute normali, o sono comunque generalmente accettate, nella cultura occidentale, ma non in altre.

Vi porto come esempio la società Kàgaba, un popolo agricolo colombiano, che crede che la disseminazione di ulteriore sperma nella terra avrebbe effetti dannosi, in quanto essa ne sarebbe ormai del tutto impregnata. Per questa ragione ogni atto sessuale è cattivo e pericoloso: l’ideale è la completa astinenza. La masturbazione e l’incesto vengono considerati mostruosi, ma paradossalmente sono molto frequenti. Anzi, sono l’unico popolo in tutto il mondo che considera l’atto masturbatorio come più soddisfacente del rapporto completo. Inoltre tutti i giovani maschi devono avere il loro primo rapporto sessuale con un’anziana. Alta la frequenza di difficoltà erettive, ça va sans dire.

Riflessione finale:
La cultura si può intendere in senso lato. Ognuno di noi è portatore di un modello culturale mediato dagli stimoli ricevuti nel corso della vita. In questo modello risiede anche una visione della sessualità. Siamo normalmente portati a percepirla, immaginarla, averne delle teorie o delle convinzioni radicate. A volte però è necessario modificarla o arricchirla per migliorare il nostro benessere; è necessario mettersi in gioco.
Attenzione: essere accoglienti, ma non relativisti.

Siamo ragionevoli, non razionali. Non logici, ma di senso.