Uomini e sesso anale: fatti una cultura.

Sia la donna sia l’uomo condividono il piacere della stimolazione anale, ma indubbiamente all’uomo piace di più.
La spiegazione è anatomica, con alcune sfumature psicologiche. E molta diatriba culturale.

Cultura anatomica

Entrambi condividono completamente l’anatomia dell’apparato digerente: uno stretto sfintere esterno, un’ampolla interna vuota.

 

Per entrambi è dunque ugualmente piacevole la penetrazione anale: la zona è altamente innervata. Infatti il nervo perineale (perimetrale all’ano) è figlio del pudendo, il generatore di orgasmi poichè trasmette le sensazioni dalla zona genitale al cervello. Entrambi sono qui evidenziati col colore giallo:

 

L’uomo ha una parte anatomica deputata al piacere maschile che non trova una diretta corrispondenza con il corpo femminile: la prostata.
Ve la illustro in una nuova tavola, poichè, come vedete, la zona del corpo è la stessa, ma molto cambia nella sua rappresentazione se si dà rilevanza ad uno o ad un altro particolare. E nulla è più chiaro di una serie di tavole anatomiche, anche se ne ho già parlato qui: La curiosità non ucciderà la prostata.

 

Spesso si sente parlare di prostata solo negativamente, citandola esclusivamente per il cancro. In realtà la prostata è la migliore amica dell’uomo, centro della sua sessualità. Il suo eccitarsi e contrarsi genera il piacere sessuale, è la fonte degli orgasmi maschili per due vie:

  1. dall’accesso attraverso il retto (come in figura; grazie ad un dito o ad una penetrazione di sex toys)
  2. dal passaggio del liquido spermatico che la sollecita causando l’orgasmo (durante l’eiaculazione).

Esistono quindi due imporanti ragioni anatomiche che sottolineano l’importanza del sesso anale sull’uomo: l’innervazione sensibile (come per la donna) e la prostata (esclusiva maschile).

Penetrare ed essere penetrati

Tecnicamente per l’uomo è piacevole penetrare un ano semplicemente per la resistenza che lo sfintere attua sul glande. All’interno invece, come ben si intuisce dalle immagini, si trova una zona lassa, che non è in grado di avvolgere il pene come potrebbe fare una vagina o una bocca. Parte dell’eccitazione di chi penetra è data dal voler fare qualcosa di tabù, che ha il sapore della proibizione, perchè in effetti l’anatomia non spiega tutta questa eccitazione degli uomini verso la penetrazione anale.

Eppure cercando su interet molto si trova sul sesso anale eterosessuale, anche io ho scritto un post qui Giochi olimpici del sesso anale. Ma spesso si lascia intendere che l’unica modalità possibile è quella che vede la donna ad essere penetrata. Anche se sarebbe consigliabile il contrario, o almeno una giocosa intercambiabilità tra i ruoli.

Non è banale: l’ennesimo tabù. Nonostante sia preferibile per l’uomo essere penetrato (da un dito, da un plug) si sottointende un rapporto di potere nel quale la posizione di dominazione è data da chi penetra, mentre l’altro è il passivo sottomesso.

Siamo stanchi dei pregiudizi sulla sessualità!

Ribelliamoci!

Non ci sarà una vera parità dei generi fino a quando gli uomini non potranno decidere dei loro orgasmi e di come fare a procurarseli senza temere per la loro immagine.

#escile, tra ironia ed umiliazione

Importante sfida di femminilità a colpi di hashtag tra gli atenei. #escile diventa un tormentone.

In questi giorni le studentesse di Milano si sfidano, mostrando i seni con scritto in pennarello l’ateneo di appartenenza.

Partito da un gruppo su facebook, sembra non riuscire più a fermarsi il tamtam dei selfie delle tette delle future dottoresse. Bocconi, Policlinico… e poi si allarga.

Rispondono le ragazze di Palermo che si fanno i selfie con i pesanti tomi delle loro materie di studio: i Codici, i manuali. Vengono prese per puritane del Sud.

E poi le veneziane che decidono di scarabocchiarsi la fronte, per indicare che il cervello è sicuramente la parte da far uscire. Ma forse il Veneto non è la patria della goliardia universitaria? Cos’è successo, da quando hanno cominciato a prendersi sul serio?

Mh, si vede che è periodo di esami. La sessione di gennaio può fare brutti scherzi.

E’ sempre più difficile fare formazione ai ragazzi sul sexting quando l’opinione pubblica si scatena a suon di #escile.

In questi giorni ho incontrato molti ragazzi diciottenni per un progetto contro la violenza di genere, ai quali ho chiesto di dirmi come si sentirebbero se scoprissero che sta girando online una foto che li ritrae in slip in una posa umiliante. Volendo lavorare sulle emozioni e il confronto attivo in una comunità autoeducante che si stimola suggerendosi buone prassi mi interessava sinceramente avere una loro opinione.
Davanti alla notizia che una tua foto umiliante stia girando tra i tuoi amici e compagni di scuola, che emozioni proveresti? Rabbia, tristezza…?
I ragazzi sono rimasti un po’ di stucco alla domanda per poi chiedermi: “ma cosa vuol dire umiliante?“.

Ecco.

Come si può credere di fare un percorso contro le violenze se 130 ragazzi di quarta superiore non sanno cosa significa umiliante e non riescono ad afferrare il concetto?!

Sono talmente spiazzata dalla domande, che si ripete per tutte le 8 classi che ho incontrato, che temo di non essere riuscita a trasmetterne il concetto di fondo.

Cosa può significare umiliante per un ragazzo nel 2016?

E’ un termine che ha ancora senso?

Cosa significa oggi prevenzione della violenza psicologica?

SEX PILLS – Il rapporto tra piacere e dolore

Piacere e dolore costituiscono i principali regolatori di base della vita psichica, e sono polarità che caratterizzano, con una totalità specifica e soggettiva, lo sviluppo di ogni individuo nelle varie fasi della crescita, lungo il corso di tutta la vita.

Dolore e piacere fanno parte dell’esperienza di tutti e sono un “sentire”, difficilmente quantificabile, che oscilla tra momento fisico e psichico. Il piacere è percepito come una sensazione, un’emozione gradevole legata al soddisfacimento di un desiderio o di un bisogno. Il dolore è invece una sofferenza e l’uomo agisce o dovrebbe agire al fine di evitarlo. Può avere un nucleo organico, oppure costruirsi sulla base di angosce e sofferenze interiori.

In greco antico la parola dolore (pena, patire) ha la stessa radice dei termini pathos e passione.

Il dolore è collegato al desiderio.

Il desiderio eccessivo, genera dolore attraverso specifici meccanismi fisici e mentali: l’essere umano infatti, desidera e teme il piacere.

Il desiderio del piacere asseconda ed incoraggia il flusso della corrente vitale, ma il timore del piacere crea irrigidimento nei confronti di tale flusso e produce dolore.

Per avere piacere ci si deve lasciare andare, lasciare che il corpo reagisca liberamente senza il timore della propria carica sessuale.

M. Puliatti in L’Approccio Psicologico in Patologia Vulvare

I’m so afraid of losing something I love that I refuse to love anything.
Ti sento molto forte, ti sento incredibilmente vicino. JS Foer

Qual è la normale frequenza di rapporti sessuali?

Sono normale?

Ah, la mia domanda preferita. Per rispondere a questa domanda mi intrippo di concetti filosofici / culturali / sociologici che quasi scivolo verso il misticismo. Ma mi zittisco prima di diventare seriamente ridicola.

Purtroppo / perfortuna è uscito questo articolo della società internazionale della medicina sessuale che toglie un po’ di magia ai miei trip rispondendo alla domanda:

“Qual è la normale frequenza di rapporti sessuali?”

Diciamo che qui si appellano ad una normalità statistica, ovvero alla curva normale, alla gaussiana. Però, dai, un pochino soddisfano quel pizzicorio di curiosità che si cela in ognuno di noi. I dati sono dell’Istituto Kinsey.

L’articolo sottolinea che la frequenza dei rapporti sessuali dipende dall’età e dallo stato civile. Se hai un partner è più facile che tu faccia sesso rispetto a chi non ce l’ha. Sembra una banalità, ma spesso sento coppie invidiare gli animali da discoteca che riescono a conquistare spesso al sabato sera. Questo studio invece riporta alla realtà: c’è più sesso in un letto matrimoniale.

Inoltre non solo dipende dall’età delle singole persone, ma anche dall’età della coppia: una coppia giovane ha più appuntamenti sotto le lenzuola di una coppia longeva.

Alcuni dati interessanti:

  • Solo il 2% dei ragazzi single tra i 18 e i 24 anni fa sesso almeno 4 volte a settimana; invece il 21% dei loro coetanei sposati lo fa.
  • Solo il 5% delle ragazze single tra i 18 e i 24 anni fa sesso almeno 4 volte a settimana; invece il 24% delle loro coetanee sposate lo fa. Questa differenza statistica è talmente forte da risultare quasi imbarazzante. Potrebbe essere utilizzato dal Vaticano per promuovere il matrimonio… dovrei scrivere un paio di righette al responsabile della comunicazione di Roma… chissà perchè non ci hanno mai pensato!
  • Il 13% degli uomini single con più di 70 anni fa sesso almeno mensilmente, a volte settimanalmente. Single! Invece quelli che hanno una relazione non matrimoniale raggiungono il 63%. Gli sposati il 15%. Ok, ritratto il mio consiglio per il Vaticano.
  • In uno studio su 64 coppie è stato detto a metà di esse di raddoppiare i rapporti sessuali. Successivamente hanno registrato la loro soddisfazione e felicità, ma questa era diminuita rispetto alle coppie che hanno continuato ad avere rapporti come erano soliti fare. Ciò significa che obbligarsi a fare sesso di più di quanto non si voglia fa perdere la spontaneità e il piacere che ne si trae.

Quest’ultimo è, senza dubbio, il dato più interessante: ogni coppia ha il suo equilibrio, da ricercare, a volte a fatica.

SEX PILLS: Violenza di genere e bambini

Tutti i paesi, a parte la Somalia e gli Stati Uniti, hanno firmato la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo (CRCidem), che riconosce ai bambini e ai giovani dei diritti protetti giuridicamente, tra cui:
  • Il diritto alla protezione contro la discriminazione o sanzione in base al sesso, genere, ecc (Articolo 2)
  • Il diritto alla vita e alla possibilità massima di sopravvivenza e sviluppo (Articolo 6)
  • Il diritto di esprimersi liberamente, nel rispetto del diritto degli altri (Articolo 13)
  • Il diritto di essere protetto da abusi o negligenza da parte dei genitori o tutori (Articolo 19)
  • Il diritto all’educazione (Articolo 28)
  • Il diritto di essere protetto contro lo sfruttamento sessuale (Articolo 34)