Il desiderio maschile: dolcemente complicato

Maschi e femmine sono diversi, lo sappiamo. Questa nozione ha però portato all’esasperazione di stereotipi riguardo ai ruoli e, soprattutto, alle modalità di funzionamento fino a giungere all’ideazione di figure mitiche dell’Uomo e della Donna.

Uomo e Donna maiuscoli esistono quanto gli unicorni.

Inoltre molto poco sappiamo del punto iniziale e fondamentale della relazione sessuale: il desiderio. Sono rari gli studi che ci permettono di comprendere quali variabili supportano o contrastano il suo accendersi (ma puoi leggere un’approfondimento qui).

Se è vero che l’uomo è più propenso alla sessualità in un rapporto di coppia mentre la donna ricerca di più l’intimità e la vicinanza, dobbiamo anche però affermare che il desiderio maschile non è solo ormoni e pulsioni. Non dobbiamo appiattirci al fallocentrismo.

Alcune ricerche sul desiderio hanno evidenziato il ruolo “macho” dell’uomo, come l’indagine condotta su 203 coppie di lunga durata che conferma le posizioni classiche: donne legate alla relazione e uomini propensi al piacere.

Altre analisi, come quella dello statunitense Rowland, hanno invece sottolineato la complessità che è tipicamente maschile: l’essere propenso al piacere non significa che la risposta sessuale sia lineare ed automatica.

Anche gli studiosi portoghesi Carvalho e Nobre hanno ipotizzato un desiderio maschile complesso, soprattutto influenzato dall’età, dalle problematiche mediche e psicologiche, dalla soddisfazione della relazione di coppia e, incredibilmente, anche dalle credenze erronee riguardo al sesso. Il pregiudizi medesimi riguardo alla sessualità maschile possono influenzare il desiderio stesso dell’uomo!

Gli uomini, quindi, non sono degli animali primitivi!
Come le donne non sono delle pazze nevrotiche che non sanno cosa sia il piacere carnale!

Bisogna prestare attenzione a non banalizzare ne’ sottostimare le situazioni, le emozioni, i pensieri che possono inibire il desiderio.
I fattori fisiologici, psicologici, relazionali ma anche culturali ed educativi hanno un’influenza potentissima sia sulle donne che sugli uomini.

Il desiderio è una gustosa macedonia ed è per questo che per la terapeuta è difficile capire quale ingrediente manca: ce ne sono così tanti!

Un’emozione può far accendere il desiderio. Bisogna solo trovarla…

 

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Sesso online e pornografia: tutte le risposte

Un giorno di primavera sboccia nei messaggi in arrivo una mail così:

Buongiorno dottoressa,
mi chiamo Gaia Torti, sono una studentessa dell’Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano, per l’esame di Interaction Design io ed alcuni miei compagni stiamo sviluppando una ricerca sul sesso online e la pornografia: come viene percepita dalle persone qui in Italia e se è da considerare come un processo naturale dell’uomo oppure una deformazione.
Siamo partiti osservando fenomeni tecnologici come videogame erotici (tipicamente giapponesi) con controller specifici per i genitali maschili e tecnologie più generiche come Oculus Rift che hanno avuto un ampio utilizzo e sviluppo nel porno. Per dare delle basi più interessanti e solide alla nostra ricerca, stiamo organizzando delle brevi interviste, ci sarebbe piaciuto avere anche un’opinione esperta.

Come posso rifiutare?
Gaia sogna in grande, vuol far partire un progetto in Italia, forse un documentario. E’ una ragazza che interroga e si interroga.
Decido di approfondire con lei il tema, ricontrollo appunti, navigo, faccio domande ad altri. Per prepararmi adeguatamente passo una serata a bere vinelli e a discutere sui giapponesi e il porno.
Quando mi sento pronta rispondo.

Gaia:
Secondo Lei il sesso online è un fattore positivo per le persone? Oppure rischia di allontanarle progressivamente dalla realtà, più complessa e meno immediata?

Anna:
Parto da una premessa generale. Il sesso online non è ne’ positivo ne’ negativo: è solo sesso! Il problema della morale legato alla sessualità è molto ampio ma interessante: l’autore Jung, quasi 100 anni fa, scriveva
“Come nel primo Medioevo le attività connesse col denaro erano considerate con disprezzo, perché non esisteva ancora una morale casuistica e differenziata che regola questo settore, ma esisteva solo una morale “complessiva”, una morale “globale”, così oggi abbiamo soltanto una morale sessuale anch’essa globale. […] Una forma d’amore che non sia contemplata dalla legge è immorale, sia che nasca tra uomini degni, sia che nasca tra mascalzoni.
La sessualità è quindi considerata immorale come accadde per il denaro durante il primo Medioevo, ovvero perché non possediamo ancora delle regole che possano attribuirle una morale specifica. Non la consideriamo un argomento a sé stante. Il denaro può essere buono o cattivo a seconda della persona che lo possiede, non perché è denaro. Gode di un’ambiguità innata. Allo stesso modo il sesso è solo un atto che non possiede di per sé morale: possiamo attribuirgliela arbitrariamente. Per questo non possiamo dire se il sesso online è un fattore positivo, poiché dipende dalle persone che lo praticano. E qui giungiamo ad un’altra difficoltà: come possiamo dire se le persone sono positive o negative?

A questo si aggiunge una complessità importante, quella dimensionale. La vita è in 3D e in più c’è il tempo. Sono variabili importanti che permettono di poter esporre parti di noi un poco alla volta. Nessuno ci conosce con gli stessi occhi: io sono diversa per Silvia, Maria o Gaia. Invece su internet progettare una privacy diversificata è difficile e quindi tutti possono vedere tutto contemporaneamente: io sono uguale sia per Silvia che per Maria che per Gaia. Potremmo dire che sono appiattita in 2D e il tempo è una variabile schiacciata. La conoscenza dell’altro non avviene per gradi, ma tutta contemporanea: basta sfogliare profili.
In ogni caso si tratta di una realtà: internet non è falso perché è creato da persone vere. Così come nella vita offline ci possono essere difficoltà di relazione. E prostituzione.

G: Sono molti i siti e le applicazioni che permettono alle persone di fare “sesso via chat” tra persone che non si conoscono e probabilmente non avranno mai un vero contatto fuori dalla realtà virtuale.
Su alcuni siti, come ad esempio Habbo, c’erano casi di prostituzione online, utenti che offrivano in cambio di semplici chat erotiche pagamenti in oggetti del gioco (che erano a loro volta pagati in moneta reale dall’utente).

Cosa c’è nell’esperienza sessuale ­virtuale di così attraente da arrivare a pagarla?

A: Ogni esperienza può essere così attraente da far giungere le persone a pagarla. Quante volte abbiamo comprato oggetti inutili solo per il gusto di farlo (magari gli stessi oggetti del gioco). La psicologia della decisione ci insegna che non è l’acquisto in sé la parte rilevante, ma spesso il senso di possesso che ne deriva. Qui ritorna la premessa sulla morale: è solo perché è sesso che dobbiamo valutarla come impropria?

G: E per quanto riguarda il sesso online tra coppie che vivono a distanza, è un fattore che può contribuire al rafforzamento della coppia?

Alcune aziende hanno creato dei prototipi di robot in grado di trasmettere un bacio, basandosi sui movimenti percepiti dai sensori, ad un altro robot che li riproduce in tempo reale.

E’ una tecnologia che potrebbe essere effettivamente utile per una coppia a distanza?

A: Le coppie che vivono a distanza hanno moltissime difficoltà, ma anche dei benefici. Ad esempio la convivenza può essere considerata una difficoltà che per molte coppie risulta insuperabile. Quindi partiamo dal presupposto che molto dipende dalla coppia e dalla relazione che si è instaurata tra i due: può essere difficile vivere lontani, ma anche un ottimo terreno dove far crescere la propria relazione. Sicuramente ogni coppia deve avere una buona comunicazione, chiara, intima e complice. Se la complicità cresce anche con la sperimentazione di prototipi che fanno sentire più vicini… perché no? E’ chiaro che non sarà un vero bacio, ma se questo ci fa sorridere e giocare virtualmente con il nostro amato…
A mio parere è importante non prendersi troppo sul serio e non credere che uno strumento sia l’espressione reale di un bacio. Sarebbe come, e qui faccio un paragone forte, pensare che la fecondazione in vitro sia sesso. Certamente è generativo, spesso raggiunge l’obiettivo della fecondità meglio dell’originale, ma è evidente che non si tratta della stessa cosa. Il bacio può non essere uguale, bisogna essere coscienti del limite. E, all’interno del limite, giocarsela.

­G: Negli ultimi anni sono state sviluppate nuove tecnologie in ambito videoludico per aumentare l’esperienza di gioco, in Giappone, queste nuove tecnologie si sono fuse con la pornografia, dando vita a controller specifici per genitali maschili, una sorta di fusione tra sex toys e controller per console, indirizzati a videogame erotici dove il giocatore simula un effettivo rapporto sessuale.

Immagine del gioco Custom Maid 3D con il controller, si crea la propria domestica personalizzata

(Immagine del gioco Custom Maid 3D con cui si può giocare con il controller di cui stiamo parlando, dove ci si crea la propria domestica personalizzata in ogni minimo dettaglio)

Altra immagine di Custom Maid 3d che lo pubblicizza insieme all’uso dell’Oculus e dello specifico controller

(Altra immagine di Custom Maid 3d che lo pubblicizza insieme all’uso dell’Oculus e dello specifico controller)

L’uomo ha davvero bisogno di questa tecnologia per il proprio appagamento sessuale?

E’ una cosa che si può definire sana, come un normale sex toy, oppure è un modo per alienarsi definitivamente dal contatto con altre persone?

A: L’uomo non necessita di nessun oggetto per il proprio appagamento sessuale. Eppure l’eros è una pulsione primaria che necessita la soddisfazione. E’ anche istinto di vita, di generatività, di creatività, di passionalità. Nonostante questa forza dalle straordinarie qualità questo istinto può essere troppo dirompente e deve sapersi contenere entro regole sociali apprese nel corso della nostra vita. Ma rimane. Per questo la società dei consumi cerca di stimolarlo per riuscire a portare le persone a compiere azioni d’acquisto non ragionate, ma istintive. Pensate ad ogni pubblicità con ammiccamenti sessuali, doppi sensi o semplicemente l’uso di bellissime donne. Vogliono sguinzagliare l’istinto primordiale. Le persone spendono capitali per sentirsi sexy (intimo, abiti, estetista). Razionalmente sarebbero tutte spese inutili: quindi in linea generale direi che qualsiasi oggetto per l’appagamento sessuale non ha “bisogno” di essere acquistato.
Nonostante questo uomini e donne acquistano frivolezze. E spesso fanno bene.

Aggiungo che bisogna differenziare lo strumento da chi ne fa uso.
I giocatori online non sono isolati socialmente, anzi direi che spesso hanno gruppi di appartenenza molto forti con i quali instaurano reali rapporti d’amicizia. Chi è in grado di relazionarsi con persone diverse e mantenere relazioni di lungo corso online è in grado di farlo anche offline. E’ stata notata una correlazione molto forte tra numero di amici nella vita reale e numero di amici virtuali: chi ha molti amici li ha in entrambi i mondi. Chi non possiede una intelligenza sociale (una delle più difficili da sviluppare) non sarà in grado di creare contatti.
In ogni caso persone instabili psicologicamente ci sono in ogni ambito, probabilmente anche in questo. Ma l’alienazione non dipende dallo strumento: non può esserne la causa. La causa è prima, o meglio dentro. Prima dell’alienazione, dentro di noi.
Bisogna saper distinguere la causa dall’uso. L’uso di eroina non ne è la sua causa prima, giusto? Sarebbe paradossale.

G: Perché, secondo lei, viene prediletto da alcune persone, in particolar modo dai giapponesi, lo stile manga, rispetto a quello reale, sia nella pornografia classica che in quella dei videogame?

A: Ogni cultura ha delle rappresentazioni specifiche. Molto della sessualità è basato sulla cultura: ad esempio in molte culture l’eiaculazione è inibita (indù, giainiste, buddiste) mentre in occidente questo non avrebbe significato. Oppure l’omosessualità: Stati dello stesso continente hanno una grandissima differenziazione per quanto riguarda le coppie di persone dello stesso sesso. I Kàbada (Colombia) considerano la masturbazione più eccitante del rapporto penetrativo. Gli esempi possono essere centinaia perché il sesso non è innato, ma è appreso. Nasciamo non fecondi e attraversiamo la pubertà che modifica il nostro modo di essere. Tutto questo avviene in una cultura che ci plasma e ci modella.
Perché i giapponesi mangiano sushi e non risotto ai frutti di mare?

G: Il Giappone è conosciuto per avere una florida industria pornografica, che non si limita a video e fumetti, ma soprattutto a videogame, che molto spesso hanno tematiche di violenza, stupro e sottomissione.

C’è un gioco dove l’obbiettivo è pedinare e poi stuprare una determinata ragazza, dove il gameplay si basa appunto sul pedinamento, evitando ostacoli e cercando di nascondersi, dove come finale, in caso di vittoria, si potrà afferrare la ragazza e violentarla.

( Immagini di gioco prese da Biko 3 dove appunto si pedina e poi si violenta la ragazza scelta tra 3 o più candidate
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(Immagini di gioco prese da Biko 3 dove appunto si pedina e poi si violenta la ragazza scelta tra 3 o più candidate)

Chi apprezza questo genere è da considerare una persona pericolosa, un potenziale maniaco sessuale?
Oppure semplicemente una persona con dei gusti particolari, che si diverte in maniera innocente, senza nuocere fisicamente a nessuno?

Perché certe persone piace giocare a giochi dove si può stuprare, oppure leggere\vedere fumetti\video sempre su questi argomenti?
Molte persone a difesa dei giocatori di questi videogiochi, affermano che se una persona gioca ad un gioco di guerra, non crederà di poter imbracciare un’arma ed uscire ad uccidere la gente, quindi stesso discorso vale per giochi con tematiche come lo stupro.

A: La fantasia più diffusa tra le donne è la fantasia dello stupro. Eppure nessuna di loro davvero vuole che questo avvenga, ma l’idea immaginata è considerata eccitante.
In sessuologia vi è una grandissima differenza tra fantasie e desideri. Farò un esempio forse banale ma di sicuro successo: molte persone, durante il rapporto sessuale, immaginano di essere fusi con l’altro. Questo può essere considerato romantico e culturalmente apprezzato: “ci siamo sentiti una cosa sola”. E’ ovvio che è falso: non si è realmente fusi! E’ solo una fantasia impossibile. Non si è una sola carne: è sesso.
Quindi diventa chiaro ai nostri occhi cos’è la fantasia. Altro invece è il desiderio: questo vuole essere messo in pratica. Se un desiderio verrà continuamente frustrato verrà abbandonato.

Se una donna fantastica lo stupro non ha nulla di strano o malato: è una normale variante di gusto. Se lo desidera invece cade in un paradosso irrealizzabile: desidera un atto non desiderato.

In ogni caso questa fantasia è più diffusa nelle donne che negli uomini. E questo accade senza l’uso di videogiochi violenti e, tra l’altro, senza nessun sostegno della società. E’ una fantasia non culturalmente accettata. Addirittura donne che vengono realmente stuprate aspettano a denunciare il fatto perché ritengono di esserselo meritato perché ne hanno fantasticato l’evento e perciò si sentono in parte responsabili dell’accaduto. Nulla di più sbagliato: per questo ribadisco anche qui la differenza tra fantasie e realtà.

Capisco le perplessità legate al gioco, che sembra collocarsi in una nicchia tra la fantasia e il desiderio perché in un certo senso permette un maggiore agito rispetto alla mera fantasia. I giochi esistono da sempre nella società e permettono ai bambini di sperimentarsi in ambiti controllati. Poi gli adulti li perfezionano, ma nessuno di noi smette di giocare. Esistono giochi che servono per finalità diverse e l’online riesce a raggruppare più finalità in una.
Giochi di competizione (agon): in genere tutte le competizioni, sia sportive che mentali
Giochi di azzardo (alea): i giochi dove il fattore primario è la fortuna
Giochi di simulacro (mimicry): i cosiddetti “giochi di ruolo” dove si diventa “altro”
Giochi di vertigine (ilinx): Tutti quei giochi in cui si gioca a provocare noi stessi.
Possiamo quindi capire perché questo gioco piaccia.
Ogni gioco può far perdere il controllo, vedi i giochi d’azzardo oppure sport estremamente pericolosi in cui si prova il brivido della vertigine. Questo forse è il dato più interessante.

Un’altra variabile però interessante è quella legata all’apprendimento: quanto di quello che impariamo è legato all’emulazione? Bandura, psicologo padre dell’apprendimento, direbbe moltissimo. Altri autori invece definiscono riduttivo immaginare che tutto ciò che facciamo è causato direttamente da un precedente. Questa è una questione cardine della psicologia e non è ancora stata risolta.

G: Secondo lei, a fronte della forte diminuzione delle nascite in Giappone, c’è una qualche correlazione tra i problemi relazionali uomo­/donna e la loro produzione di materiale pornografico, che tende sempre di più a rendere soddisfacente a livello sensoriale ciò che è virtuale?

Da parte di alcuni paesi come il Giappone c’è una concezione della pornografia e dell’erotismo in generale, molto diversa dalla concezione che ne hanno paesi come il nostro. Tuttavia, secondo lei, perché l’occidente ha una visione del sesso fisico molto più aperta mentre invece i giochi di sesso online sono visti più spesso come pratiche per menti distorte? Invece nel mondo orientale come hanno fatto così tanti prodotti inerenti alla violenza sessuale o altro ad emergere se in quel mondo spesso il sesso fisico è considerato un tabù?

A: Quando guardiamo le altre culture portiamo sempre dei cannocchiali con delle lenti particolari: le nostre. I giapponesi potrebbero considerare invece molto strano l’uso dei video porno amatoriali che fanno gli occidentali.
La cultura giapponese ha dei valori di fondo che ne orientano la crescita in un modo che per noi non è concepibile. Non saprei dire se la diminuzione delle nascite è in realtà in qualche modo correlata con i loro modi di lavorare piuttosto che dalla religione.

Quel che sappiamo è che la pornografia non rende ciechi. Come già detto in precedenza è uno strumento e nessuno strumento è male di per sé, ma può essere sbagliato nelle mani di alcune persone che lo usano malamente.
Non rende ciechi, ma piuttosto può creare delle difficoltà relazionali se a lungo andare viene usata come unico approccio all’altro (o allo stesso) sesso. Uomini e donne pensano che tutti i genitali siano depilati perché la cultura pornografica li rappresenta così. I ragazzi delle scuole superiori non sanno dove dovrebbero crescere i peli della vulva semplicemente perché non li hanno mai visti. Confrontarsi con un mondo solamente prestazionale può dare delle aspettative distorte rispetto alla realtà. Donne dagli orgasmi facili e prolungati; uomini dalle prestazioni di marmo.
Aggiungo che la visione massiccia di pornografia fa in modo che sia l’utente a adeguarsi al ritmo del video, spesso causando eiaculazione precoce nella vita reale.

E’ evidente che non è la realtà. Ma è una realtà con delle sue logiche. L’importante è considerare questa scissione, questo limite presente. E divertirsi all’interno del limite. Sondarne le sue possibilità, trovare ciò che è di nostro gusto ed evitare quello che non ci piace.

Non è la tecnologia ad avere problemi psicologici. Se lo fosse saremmo giunti ad un’intelligenza artificiale.
Siamo noi che abbiamo problemi, o forse, che ce li facciamo.

L’uomo che ripara le donne

La scorsa settimana ho conosciuto John Mpaliza. E’ venuto a fare colazione da me assieme alla mia amica e collega Stefania. Avevo cucinato una torta. Abbiamo passato tutta la giornata assieme incontrando i giovani della città nelle scuole e nelle piazze per denunciare la situazione congolese.

Anna Zanellato e John Mpaliza a Vicenza per la pace

John è un ingeniere informatico italiano originario del Congo. Da quando nel 2009 è tornato nella sua terra natale per visitare la sua famiglia d’origine si è reso conto che c’è qualcosa che non va: il silenzio su una guerra civile che devasta la popolazione locale da 20 anni. La Repubblica “Democratica” del Congo è un ricchissimo paese grande 8 volte l’Italia. John dice che “Dio aveva una cesta sulla testa piena di ricchezze, ma giunto in Africa è inciampato sul Kilimangiaro sparpagliando tutto ciò che aveva in Congo”.
Questo è il problema del mio popolo: la ricchezza“.
La situazione si è aggravata da quando nel mondo si è diffuso il bisogno di una materiale speciale per l’industria dell’elettronica che viene estratto nelle cave a cielo aperto congolesi: il COLTAN acquistato lì a 20 centesimi al chilo (e qualche carico d’armi), viene rivenduto in Europa a 600 euro al chilo. “Non è forse un furto?” ci chiede John.

John marcia per sensibilizzare l’opinione pubblica, esige la tracciabilità dei materiali dell’hi tech, vuole che questi non giungano in occidente dalle zone di guerra congolesi. Perchè sono i bambini rapiti o orfani i migliori minatori e bambini sono anche i soldati che li controllano. Intere aree ricche di materie prime vengono saccheggiate allontanando la popolazione locale utilizzando soprattutto lo stupro sulle donne come arma di guerra e di pulizia etnica.

Una donna violentata, oltre ad essere una vittima di una violenza fisica e di un trauma psicologico gravissimo, non è più accettata dalla famiglia d’origine ne’ desiderata come potenziale moglie. E’ macchiata, segnata, sporca. Intoccabile. Questa è la classica modalità con cui si allontanano le donne dalle popolazioni locali e, se nessuna donna è degna di essere sposata, qual è il futuro per quel villaggio?
Si smembrano le famiglie. Il tessuto sociale viene distrutto.
Alcune di loro si suicidano.
E spesso i figli saranno quelli degli stupratori: per questa ragione si parla di pulizia etnica.

Lo stupro non è quindi solamente uno dei tanti fatti gravi che possono avvenire durante una guerra. Una violenza spontanea. La violenza sessuale è pianificata. E’ una strategia. E’ quindi un crimine contro l’umanità.

In Congo la situazione è ancora più drammatica. Lo stupro viene organizzato dalle milizie anche perchè è l’arma più economica. Molte donne vengono rapite e accompagnano i soldati come fossero uno straziante bordello itinerante.
Si tratta di una violenza incredibile: lo scopo è rendere le donne sterili devastando i loro apparati genitali. Sono comuni stupri di gruppo e con oggetti: vogliono lancinarle. Usano gli acidi per bruciare le vagine. Sparano sulle vulve. Diffondono l’AIDS. Generano fistole e incontinenza nelle donne di tutte le età, non più capaci di trattenere la pipì.
Non più in grado di vivere.

Anche la sorella di John è sparita. Ed anche almeno dieci delle sue cugine.
Sperano che siano morte.

Ancora oggi, le nuove vittime sono circa 7 al giorno“: ad affermarlo di recente è stato il dottor Denis Mukwege, il ginecologo che dal 1999 nell’ospedale Panzi della città di Bukavu si impegna a curare queste donne ed è stato perciò candidato anche al Nobel per la Pace.

E’ lui l’uomo che ripara le donne in Congo. All’inizio voleva aprire una casa maternità per far nascere in sicurezza i bambini. Poi si è reso conto che la richiesta silente era un’altra: le donne vogliono tornare a vivere. Volevano essere ricucite.

Mukwege denuncia ciò che accade nel suo Paese, per questo è stato anche attaccato. Ora vive praticamente rinchiuso in ospedale e le stesse donne si turnano per fargli da guardia del corpo.

Una piccola storia positiva in un mare di atrocità.

Un orrore di cui ognuno di noi ha un souvenir: lo stai guardando in questo momento.

 

** DIARIO DI UNA SESSUOLOGA PERBENE **

Esiste la sessualità perbene?

Spesso mi presento, o vengo presentata, come AnnaLaSessuologa e la professione che svolgo non passa inosservata.
Sicuramente per questioni statistiche: quante sessuologhe conoscete di persona?

Io molte! E spesso non hanno di certo le fattezze della pornostar. Eppure quando si parla di sesso la mente guizza ed associa un erotismo spiccato e peccaminoso al tema.

Il mio problema è proprio questo: il sesso è considerato peccaminoso ed il fatto che io parli di peni e vagine tutto il giorno fa di me una persona un po’ torbida, perlomeno eccessivamente disinibita o sfrontata.
Le mie riflessioni sono giunte a due importanti snodi, che vorrei portare alla vostra attenzione.

Punto 1. Innanzitutto una buona illuminazione l’ho avuto leggendo un passaggio di Carl Jung durante questo weekend. Un fine settimana davvero prezioso e rigenerante, tra passeggiate sull’Altopiano e SPA. E Jung:

Come nel primo Medioevo le attività connesse col denaro erano considerate con disprezzo, perché non esisteva ancora una morale casuistica e differenziata che regola questo settore, ma esisteva solo una morale “complessiva”, una morale “globale”, così oggi abbiamo soltanto una morale sessuale anch’essa globale. […] Una forma d’amore che non sia contemplata dalla legge è immorale, sia che nasca tra uomini degni, sia che nasca tra mascalzoni.

La sessualità è quindi considerata immorale come accadde per il denaro durante il primo Medioevo, ovvero perché non abbiamo ancora delle regole che possano attribuirle una morale particolare. Non la consideriamo un argomento a sé stante. Il denaro può essere buono o cattivo a seconda della persona che lo possiede, non perché è denaro. Gode di un’ambiguità innata; il che mi porta a dover ogni volta rendere noto che io sono una donna degna, non una mascalzona. Fino a che non vi sarà una morale sessuale più differenziata.

Punto 1. Anche la seconda intuizione nasce dalla storia della psicologia. In effetti i professionisti utilizzano spesso test proiettivi. Come quello delle macchie di Rorschach, per citare il più celebre. Come è noto gli psicologi sono degli esserini malefici che cercano di entrare nella testa delle persone, e tipicamente utilizzano strumenti adatti allo scopo. I test proiettivi sono semplicemente degli stimoli ambigui che vengono presentati al paziente, il quale ci vede quello che gli pare suggerito dalle idee che dimorano nella sua testa (date dalla sua storia, dalla cultura di appartenenza, dalle sue emozioni, …). Insomma uno ci vede quello che ci vuole vedere.

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Evidentemente la sessuologa è una figura atipica, rara ed ambigua.
Se ci vedi qualcosa di malevolo, allora forse sei tu che ce lo piazzi.
Insomma, fatti due domande.

Ecco quindi che è nata una nuova rubrica! Intitolata ** DIARIO DI UNA SESSUOLOGA PERBENE **, sulla falsariga di un celebre libro e telefilm, cerca di rendere noto al pubblico che senza dubbio sono una professionista degna, ma spesso attorno a me le situazioni diventano inaspettate, a volte esilaranti, a volte deprimenti. Nonostante io cerchi sempre di rimanere salda… Inoltre così posso darvi la scusa per ficcanasare sulla mia vita professionale e capire che razza di mestiere è quello della sessuologa.

Questa rubrica è pubblicata sulla pagina facebook dello Studio, perché non voglio schiacciarvi di post pieni di stupidaggini della mia quotidiana lotta verso una moralità sessuale.

Eppure i post pubblicati fino ad ora hanno avuto un grande successo (a conferma di quanto pruriginosi voi siate: [ndr: ciao Alba!]), non solo dalla rete ma soprattutto dalle persone reali che incontro tutti i giorni e che hanno letto le mie ultime vicissitudini. “Ho saputo che…!” – segue commento. E’ questo quello che cerco: che di sessualità se ne parli, che di sessualità si discuta, si rifletta, si commenti.

Chissà che non si arrivi a sviluppare un pensiero simile a quello di Jung:

L’erotismo è in fondo una forza strapotente che, al pari della Natura, si lascia sopraffare e sfruttare come fosse impotente. Ma il trionfo sulla Natura si paga sempre molto caro. La Natura non ha bisogno di dichiarazioni di principio.

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Vulva in studio

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Avevo (finalmente?!) qualcosa da dire: così ho fatto il mio primo video… sulla vulva.

Spero che sentendomi parlare per un quarto d’ora svaniscano molti dubbi. Se dovesse ancora esserci qualche perplessità, sapete dove trovarmi!


In questo video il disegno anatomico verrà realizzato passo passo, evidenziando tutte le componenti della zona della vulva: grandi labbra, piccole labbra, clitoride, ingresso della vagina e dell’uretra.

Si vedranno anche le funzioni delle varie componenti, per dare risposta a molti dubbi: com’è fatto il clitoride e dove si trova? Da dove fanno la pipì le donne? Grandi e piccole labbra, sono davvero grandi e piccole? L’ingresso della vagina dov’è? Come fa ad aprirsi? L’imene di una donna… scompare?

Voglio soprattutto rispondere alla domanda femminile: sono normale? Cosa c’è lì sotto che non posso vedere?

Nulla è meglio di uno specchietto, comunque! 😉
Poichè la rappresentazione del reale non è mai reale, come la mappa non è il territorio: nulla è di meglio dell’originale.

SEX PILLS – Donne e uomini che si autorealizzano

Mi sono commossa guardando questo video in lingua spagnola di sostegno alla campagna ONU di promozione dell’uguaglianza di diritti tra uomini e donne HeForShe, lanciata da Emma Watson. E’ esattamente quello che voglio da questo mondo. E’ la mia lotta, il mio respiro.
 
Parla di un’uguaglianza civile vera, senza pregiudizio, per le donne e per, spesso lo scordiamo, per gli uomini.
Parla delle gioie della vita: la soddisfazione di fare ciò che ci viene bene e di cui ci assumiamo una responsabilità, senza scordare il genere a cui apparteniamo. Di come arrampicarci sulla piramide di Maslow, per giungere a ciò che ognuno di noi ambisce: l’autorealizzazione.
Questa è la mia vocazione di vita, la mia scelta come donna di questa polis, la mia scelta di servizio al prossimo.
 
“Un uomo deve essere ciò che è capace di fare. Egli deve essere coerente con la propria natura. L’autorealizzazione è un desiderio di diventare sempre più ciò che si è idiosincraticamente, di diventare tutto ciò che si è capaci di diventare”.
Maslow

Uomini e sesso anale: fatti una cultura.

Sia la donna sia l’uomo condividono il piacere della stimolazione anale, ma indubbiamente all’uomo piace di più.
La spiegazione è anatomica, con alcune sfumature psicologiche. E molta diatriba culturale.

Cultura anatomica

Entrambi condividono completamente l’anatomia dell’apparato digerente: uno stretto sfintere esterno, un’ampolla interna vuota.

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Per entrambi è dunque ugualmente piacevole la penetrazione anale: la zona è altamente innervata. Infatti il nervo perineale (perimetrale all’ano) è figlio del pudendo, il generatore di orgasmi poichè trasmette le sensazioni dalla zona genitale al cervello. Entrambi sono qui evidenziati col colore giallo:

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L’uomo ha una parte anatomica deputata al piacere maschile che non trova una diretta corrispondenza con il corpo femminile: la prostata.
Ve la illustro in una nuova tavola, poichè, come vedete, la zona del corpo è la stessa, ma molto cambia nella sua rappresentazione se si dà rilevanza ad uno o ad un altro particolare. E nulla è più chiaro di una serie di tavole anatomiche, anche se ne ho già parlato qui: La curiosità non ucciderà la prostata.

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Spesso si sente parlare di prostata solo negativamente, citandola esclusivamente per il cancro. In realtà la prostata è la migliore amica dell’uomo, centro della sua sessualità. Il suo eccitarsi e contrarsi genera il piacere sessuale, è la fonte degli orgasmi maschili per due vie:

  1. dall’accesso attraverso il retto (come in figura; grazie ad un dito o ad una penetrazione di sex toys)
  2. dal passaggio del liquido spermatico che la sollecita causando l’orgasmo (durante l’eiaculazione).

Esistono quindi due imporanti ragioni anatomiche che sottolineano l’importanza del sesso anale sull’uomo: l’innervazione sensibile (come per la donna) e la prostata (esclusiva maschile).

Penetrare ed essere penetrati

Tecnicamente per l’uomo è piacevole penetrare un ano semplicemente per la resistenza che lo sfintere attua sul glande. All’interno invece, come ben si intuisce dalle immagini, si trova una zona lassa, che non è in grado di avvolgere il pene come potrebbe fare una vagina o una bocca. Parte dell’eccitazione di chi penetra è data dal voler fare qualcosa di tabù, che ha il sapore della proibizione, perchè in effetti l’anatomia non spiega tutta questa eccitazione degli uomini verso la penetrazione anale.

Eppure cercando su interet molto si trova sul sesso anale eterosessuale, anche io ho scritto un post qui Giochi olimpici del sesso anale. Ma spesso si lascia intendere che l’unica modalità possibile è quella che vede la donna ad essere penetrata. Anche se sarebbe consigliabile il contrario, o almeno una giocosa intercambiabilità tra i ruoli.

Non è banale: l’ennesimo tabù. Nonostante sia preferibile per l’uomo essere penetrato (da un dito, da un plug) si sottointende un rapporto di potere nel quale la posizione di dominazione è data da chi penetra, mentre l’altro è il passivo sottomesso.

Siamo stanchi dei pregiudizi sulla sessualità!

Ribelliamoci!

Non ci sarà una vera parità dei generi fino a quando gli uomini non potranno decidere dei loro orgasmi e di come fare a procurarseli senza temere per la loro immagine.

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#escile, tra ironia ed umiliazione

Importante sfida di femminilità a colpi di hashtag tra gli atenei. #escile diventa un tormentone.

In questi giorni le studentesse di Milano si sfidano, mostrando i seni con scritto in pennarello l’ateneo di appartenenza.

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Partito da un gruppo su facebook, sembra non riuscire più a fermarsi il tamtam dei selfie delle tette delle future dottoresse. Bocconi, Policlinico… e poi si allarga.

Critica Bocconi-PoliMi

PoliMi Lecco

Rispondono le ragazze di Palermo che si fanno i selfie con i pesanti tomi delle loro materie di studio: i Codici, i manuali. Vengono prese per puritane del Sud.

E poi le veneziane che decidono di scarabocchiarsi la fronte, per indicare che il cervello è sicuramente la parte da far uscire. Ma forse il Veneto non è la patria della goliardia universitaria? Cos’è successo, da quando hanno cominciato a prendersi sul serio?

Mh, si vede che è periodo di esami. La sessione di gennaio può fare brutti scherzi.

E’ sempre più difficile fare formazione ai ragazzi sul sexting quando l’opinione pubblica si scatena a suon di #escile.

In questi giorni ho incontrato molti ragazzi diciottenni per un progetto contro la violenza di genere, ai quali ho chiesto di dirmi come si sentirebbero se scoprissero che sta girando online una foto che li ritrae in slip in una posa umiliante. Volendo lavorare sulle emozioni e il confronto attivo in una comunità autoeducante che si stimola suggerendosi buone prassi mi interessava sinceramente avere una loro opinione.
Davanti alla notizia che una tua foto umiliante stia girando tra i tuoi amici e compagni di scuola, che emozioni proveresti? Rabbia, tristezza…?
I ragazzi sono rimasti un po’ di stucco alla domanda per poi chiedermi: “ma cosa vuol dire umiliante?“.

Ecco.

Come si può credere di fare un percorso contro le violenze se 130 ragazzi di quarta superiore non sanno cosa significa umiliante e non riescono ad afferrare il concetto?!

Sono talmente spiazzata dalla domande, che si ripete per tutte le 8 classi che ho incontrato, che temo di non essere riuscita a trasmetterne il concetto di fondo.

Cosa può significare umiliante per un ragazzo nel 2016?

E’ un termine che ha ancora senso?

Cosa significa oggi prevenzione della violenza psicologica?