Il sex appeal è composto per il 50% da ciò che uno ha, per l’altro 50% da ciò che gli altri pensano uno abbia.
Questa citazione la dedico a tutti coloro che finiscono su questo blog perchè pensano che sex appeal si scriva SEX A PILL.
Il sex appeal è composto per il 50% da ciò che uno ha, per l’altro 50% da ciò che gli altri pensano uno abbia.
Questa citazione la dedico a tutti coloro che finiscono su questo blog perchè pensano che sex appeal si scriva SEX A PILL.
Chi fino a questo momento ha scritto una recensione di questo telefilm… non credo l’abbia guardato. O capito.
Diario Segreto di una Squillo Perbene è una serie britannica composta da 4 stagioni di 8 puntate.
E’ ispirato a un libro omonimo, di cui potete leggere qui il primo capitolo. Si dice sia una storia vera, una raccolta di avventure di una giovane ricercatrice scientifica, che, per potersi mantenere a Londra, per un periodo ha deciso di prostituirsi. Un po’ per piacere, un po’ per denaro fa la escort d’alto borgo. Il libro nasce a sua volta da un blog.
Ebbene Hannah, una giovane donna, è anche Belle de Jour (Billie Piper): una squillo molto richiesta che lavora a Londra, una città intrigante che permette l’anonimato. E’ una professionista e sa separare il suo lavoro dalla sua quotidianità. E’ comunque difficile, le sue avventure più divertenti sono quelle nelle quali cerca di mantenere contemporaneamente le due identità. E’ un gioco dei ruoli, prima di tutto. Due maschere in una persona. Una quotidianità assordante, che anche in una professione che sembra decisamente straordinaria, riporta le dinamiche nelle quali tutti possono riconoscersi: nascondere segreti, fare confessioni, godersela e rimpiangere. Il tutto narrato in prima persona. Credo sia questo il punto centrale della serie, che ha affascinato gli inglesi prima, il mondo poi.
Una commedia (a volte drammatica) nella quale l’erotico passa in secondo piano, non mancano le scene di nudo, ma non è mai volgare. E’ la scusa per parlare di altro. La rende però frizzante, piccante, decisamente diversa dal solito: ironica. Senza dubbio intelligente.
Anche il tema pruriginoso della prostituzione scorre senza pensieri. La storia è talmente accattivante che non ci fermiamo al perbenismo. Dopotutto, lei è una squillo perbene.
L’affascinante Belle è carismatica quanto Hannah è incasinata. Indecisa sulla strada da prendere spesso cambia idea, e noi con lei. Quale delle due vite è reale? Riuscirà a coniugare lavoro e famiglia? Problemi col capo: chi non ne ha? Voglia di indipendenza? Clienti difficili? Fidanzati che ti mettono alle strette? Corsi d’ggiornamento?
Tutto questo e molto di più.
Colonna sonora perfetta: Amy Winehouse, chiaramente.
Alcune domande alla dottoressa Frieda Tingle:
D: Dottoressa Tingle, cosa ne pensa del sesso in America?
R. Credo che sarebbe un’ottima idea.
D. Ritiene che gli americani si preoccupino troppo riguardo all’orgasmo?
R. L’orgasmo di chi? Il loro o quello dei loro vicini?
D. Intendiamo in generale.
R. L’orgasmo è molto importante per la gran parte degli americani perchè è il segnale che il rapporto sessuale è terminato. Molte di queste persone amano gli sport competitivi, in cui c’è sempre qualche arbitro che fischia o sventola una bandiera per segnalare che l’evento è finito. Se non ci fosse l’orgasmo, questa gente sarebbe persa, non saprebbe mai quando è il momento di passare a una partita a Monopoli o a un panino al salame.
D. Quali sono i fattori che influiscono sull’abilità di una persona di avere un orgasmo?
R. Un fattore molto importante è la dieta. Mi è stato spesso detto che è impossibile avere un orgasmo dopo aver mangiato un’intera pizza gigante. Un altro fattore è il tempo. Molti pazienti mi hanno riferito che se la finestra è aperta e piove loro addosso, faticano molto a ottenere un orgasmo…
La dottoressa Frieda Tingle è l’alter ego di Carol Travis e Leonore Tiefer, sessuologhe, in “For Better Sex, Says Dr. Frieda, see Robert’s Rules of Order” in Sex and Humor.
L’orgasmo non è la meta. E’ una parte del percorso che si fa insieme.
Per poter godere appieno il sesso, non bisogna avere problemi a trovarsi tutti bagnati e appicicaticci. Sì, perchè a prescindere da come lo facciate, qui sul continente di terre emerse il sesso è un’avventura bagnata, una specie di monsone erotico. Nel corso di un incontro sessuale, vengono versati diversi liquidi, dalla saliva al sudore allo sperma al muco vaginale. Alcuni di questi fluidi, come lo sperma, arrivano all’improvviso, mentre altri, come la saliva, il sudore o i liquidi lubrificandi, fluiscono in maniera più costante.
Paul Joannides & Goofy Foot Press
La persona che ami è composta dal 72,8% di acqua.
“¿Que pasa? ¿Les gusto?” – “Che succede? Vi piaccio?”
Cosa rende un uomo veramente virile? Ce lo siamo già chiesti in questo post.
Essere virile significa essere macho?
Macho, in spagnolo, significa semplicemente “maschio”. Non ha nessuna specifica connotazione. In italiano invece ha un significato specifico:
macho agg. inv.
gerg. Di comportamento che sottolinea e ostenta le caratteristiche virili:
atteggiamento, modo m.
Il macho era colui che poteva vantare un gran numero di figli maschi: dalla virilità alla virilità. Ora si sta perdendo questa visione della figura maschile: il vero macho è colui che riesce a provocare il maggior numero di orgasmi alla donna, ovvero chi possiede un fallo infallibile.
Virilità deriva dal latino vis, roboris che significa la forza, la potenza. L’uomo virile è quindi potente, il pene è simbolo di potere. Un fallo fallibile è impotente. L’essere un vero uomo significa quindi portare a termine con efficacia le azioni che si compiono: sia quelle lavorative che quelle sessuali.
Poi vi fu la nascita del femminismo, la parità dei sessi, e la conseguente crisi dell’uomo… si impone così un nuovo modello di uomo, in bilico fra il machismo e il femminismo, un uomo più dolce, più sensibile. La forza fisica diventa meno importante e aumenta l’importanza dell’intelligenza.
Ma il punto d’equilibrio è difficile da mantenere e così si insidia, tramite un’operazione di marketing ben studiata e ben riuscita, una nuovo modello di uomo: il metrosexual.
Il neologismo metrosexual è stato inventato nel 1994 dal giornalista inglese Mark Simpson, nel giornale The Independent in un articolo intitolato Here come the Mirror Man, per indicare una nuova generazione di uomini che vivono nelle grandi città (metro-) e che hanno una grande attenzione per il proprio aspetto. Si tratta di un termine giornalistico, non di certo psicologico, ma rende bene l’idea!
Il metrosessuale usa i trucchi e fa palestra, si depila e compra abiti di moda: il consumatore perfetto! E’ quindi un giovane uomo, amante dello shopping, che appartiene a un orientamento sessuale irrilevante perchè ha scelto se stesso come oggetto del proprio amore e piacere.
In Italia si viene invece a parlare di Neo Narciso che si guarda e si fa guardare. A tal proposito rimando all’articolo di Luca Bartoli che trovate qui.
E l’uomo del futuro?
Dovrà coniugare la sua virilità con la sua ricerca della bellezza e l’amore per i suoi figli. Parlerà di sentimenti, si farà la barba, ma non guarderà solo se stesso.
Passerà dall’essere un Narciso all’essere un Adone.
Non vediamo l’ora!
…molto spesso una crisi è tutt’altro che folle
è un eccesso di lucidità
sta finendo la crisi e ogni volta che passa una crisi
resta qualche traccia.Infatti ultimamente rido per niente
e non mi nascondo più facilmente
e malgrado sembri male
cambia solo il modo di giudicare.
Bluvertigo, La Crisi
IL MATRIMONIO CHE VORREI (2012), regia di David Frankel, commedia.
Kay (Meryl Streep) e Arnold (Tommy Lee Jones) sono sposati da trentun anni, con figli ormai fuori di casa.
Vivono sotto lo stesso tetto, si parlano appena e dormono in camere separate, inizialmente a causa di un mal di schiena di lui (e quindi per praticità), ma poi la situazione rimane costante per molto tempo.
Quella che per lui sembra essere una convivenza collaudata, è per lei fonte d’infelicità e Kay decide quindi di trascinare il marito a una settimana di costosissima terapia di coppia in cui tentare di riaccendere la scintilla grazie all’aiuto del Dr. Bernard Feld (Steve Carell). Kay paga con i propri risparmi e cerca con ogni mezzo di ritrovare l’intimità sessuale con il marito.
Il film è fatto di sguardi, ironici e drammatici, intensi. Le scene si svolgono quasi tutte in interni: lo studio del consulente sessuale e la camera da letto, che diventano il fulcro della coppia.
Mi è molto piaciuto (grasse risate in sala e qualche lacrima), soprattutto perchè mi ha fatto sorgere diverse domande. Vi invito a vederlo al cinema così che anche voi possiate sollevare alcune questioni in sospeso, che non trovano risposta alla conclusione del film. Io ho molto pensato al tema della bellezza e della competenza, ovvero della considerazione reciproca dei protagonisti.
Il rapporto tra Kay e Arnold nasce in gioventù, lui è l’assistente al docente di economia e lei una bella studentessa. Lui la apprezza per il suo fisico, talmente bella da metterlo in soggezione, ma non altrettanto per le sue capacità in materia economica (infatti i suoi soldi sono amministrati dallo studio del marito).
Questo ritorna più volte nel film: lei non si sente competente, nemmeno a fare il sesso orale (divertente la scena della banana), e l’unica qualità che sa che viene apprezzata dal marito è la bellezza esteriore, per cui soffre di questo in quanto negli anni il suo corpo non è più quello di una volta. L’intimità tra i due viene riscoperta solo quando lui riesce finalmente a guardarla negli occhi e ad accettarla per quella che è.
Forse la terapia che loro affrontano ha un approccio più erotico e meno in quella psicologico. Si ritiene che la coppia abbia comunque un suo equilibrio di base, che non viene toccato, viene solo aiutata a riscoprirlo, qualsiasi esso sia. Si cerca di ritornare come prima, smussare qualche angolo che si è costruito negli anni.
Ogni terapia infatti ha un suo approccio, e un suo costo!
Guardate questo articolo: Usa, New York. Con 240 dollari l’ora vi insegnano a fare sesso come mai prima. Questi due sex coach, Eric Amaranth e Amy Jo Goddard, sono i pionieri di questa “novità che arriva dagli Stati Uniti”. Ma è davvero una novità curiosa che deve essere pubblicizzata come la solita americanata?
Vogliamo parlare della Austrian International School of Sex (qui il sito internet)? L’idea è dell’esperta svedese Ylva Maria Thompson (nella foto), è la prima scuola pratica di sesso: posizioni sessuali, competenze anatomiche, tecniche di petting… in un palazzo del 1700 a Vienna!
Costi? € 1400,00 euro per un semestre, € 250,00 per i corsi rapidi del weekend.
E in Italia?
In Italia, per fortuna, esiste la FISS, la Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica: solamente 6 scuole nel territorio italiano sono federate, i professionisti (medici o psicologi già iscritti all’Albo) possono iscriversi dopo aver compiuto il percorso formativo di 2 o 4 anni che li rende consulenti in sessuologia o sessuologi clinici. Esiste un Albo ufficiale, consultabile on line a questo indirizzo: Albo FISS. Ogni membro dell’Albo è tenuto a seguire il codice deontologico.
Se intendete consultare un sessuologo, assicuratevi che sia iscritto all’Albo corrispondente. Perchè la consulenza, specialmente in questo settore, non sia un’americanata!
Quel ballerino aveva una calzamaglia così stretta che non solo si distingueva il sesso, ma anche la religione.
Woody Allen
La cultura, e quindi la religione, hanno da sempre influenzato la sfera sessuale, le sue pratiche e le sue idee.
Modelli di comportamento diversi portano a frequenti malintesi in campo sessuale: ad esempio per gli uomini di colore del sud del Sahara, la durata del rapporto sessuale è molto più importante che non la frequenza. Quest’ultima al contrario è molto importante per le culture arabe del nord del deserto dove la durata del rapporto è poco considerata.
Quando due persone si incontrano devono fare i conti con il proprio background.
Il mercato dei film porno sta morendo?
E’ colpa di un virus, si chiama amatoriale. Noi dobbiamo tornare alle storie, alle emozioni.
Non solo il porno cerca disperatamente di sopravvivere, ma anche i suoi protagonisti fanno porno per poter sopravvivere.
Ecco quindi Kubrick – Una Storia Porno, la prima divertentissima web serie composta da tre episodi sul mondo del porno, assolutamente da non perdere!
Tre aspiranti videomakers si trovano improvvisamente a dover girare un film hard con imprevedibili conseguenze.
Una produzione Magnolia Fiction distribuita da The Jackal.
Canzone originale della sigla di Immanuel Casto, detto il Principe del Porn Groove, che ha partecipato a numerose puntate di LoveLine su MTV: “Porn to be Alive”.
La serie solleva in maniera divertita la problematica relazione tra arte e pornografia.
Pornografia deriva dal greco (pòrne, graphein) e significa “gli scritti delle prostitute”. L’obiettivo della pornografia è stimolare l’eccitazione sessuale sia per la masturbazione, sia per variare i rapporti a due. Nata con il disegno, la scultura e i testi scritti si è evoluta con l’uomo, sempre all’avanguardia: le prime fotografie erano porno, i primi film sono stati porno… ed ora ecco anche le web series! Ricerca e sperimentazione.
Ogni opera dell’uomo suscita sentimenti come la gioia, la tristezza, l’orrore; ogni opera d’arte cerca di stimolare l’uomo, ma perchè ciò che riguarda la sessualità viene considerato spesso volgare o deplorevole?
Gli stessi giovani sceneggiatori di Kubrick, pieni di talento idee e speranze, rifiutano inizialmente l’idea di lavorare nel mondo del porno… dopotutto il porno è davvero arte?
Il porno è da sempre amato e criticato, un rapporto ambivalente che riflette quello che la nostra cultura ha nei confronti della sessualità. Spesso ci si chiede se il porno possa essere un problema, per la coppia e per il singolo.
Dipende.
Ogni mezzo, ogni strumento è lecito per il suo fine: l’eccitazione e l’orgasmo. Il porno offre nuovi spunti e fantasie. Per alcune categorie di persone può essere l’unica possibile sessualità.
Diventa problematico solo quando si innesca un circolo vizioso che porta alla dipendenza, quando diventa l’unico stimolo ossessivo che porta al piacere.
Non solo, un altro problema che si nasconde dietro ai video porno è come vengono considerati all’interno della coppia: se per te non sono un problema, ma per la persona che ami sì, allora è il caso di parlarne insieme e chiarirsi le idee, confrontare i punti di vista.
La pornografia può diventare insidiosa quando fa sviluppare il mito di una sessualità che non esiste, inventata per soddisfare l’immaginario maschile: corpi perfetti e passionali che godono all’unisono in un’atmosfera dove le emozioni sono bandite. La realtà per fortuna non è così: ci sono emozioni diverse come l’amore e la vergogna, la sorpresa e la gioia… che non sono rappresentate dal tipico filmato porno.
Se l’unico sesso che si conosce è quello del porno, allora possono nascere paure di non essere all’altezza, timori sulle proprie prestazioni e false credenze (come ad esempio sull’uso del profilattico).
Forse è proprio per questa ragione che sta prendendo piede l’amatoriale: non si vedono soli corpi nudi e perfetti che ansimano; ma delle storie di vita, degli scorci di passioni altrui, molto più reali di qualsiasi porno realistico. Eliminati gli attori, rimane un’esperienza che può essere realizzata in casa, con il/la proprio/a partner. Diventa un sogno realizzabile, non una fantasia perfetta ma lontana.
“Potremo farlo anche noi!” dice lui con una fotocamera digitale in mano.
Passer, deliciae meae puellae,
quicum ludere, quem in sinu tenere,
cui primum digitum dare appetenti
et acris solet incitare morsus…
(Catullo)
Il passero, delizia della mia fanciulla,
con cui è solita trastullarsi, e tenerlo in seno,
ed a lui bramoso dare la punta del dito
ed eccitare focosi morsi…