Qual è la normale frequenza di rapporti sessuali?

Sono normale?

Ah, la mia domanda preferita. Per rispondere a questa domanda mi intrippo di concetti filosofici / culturali / sociologici che quasi scivolo verso il misticismo. Ma mi zittisco prima di diventare seriamente ridicola.

Purtroppo / perfortuna è uscito questo articolo della società internazionale della medicina sessuale che toglie un po’ di magia ai miei trip rispondendo alla domanda:

“Qual è la normale frequenza di rapporti sessuali?”

Diciamo che qui si appellano ad una normalità statistica, ovvero alla curva normale, alla gaussiana. Però, dai, un pochino soddisfano quel pizzicorio di curiosità che si cela in ognuno di noi. I dati sono dell’Istituto Kinsey.

L’articolo sottolinea che la frequenza dei rapporti sessuali dipende dall’età e dallo stato civile. Se hai un partner è più facile che tu faccia sesso rispetto a chi non ce l’ha. Sembra una banalità, ma spesso sento coppie invidiare gli animali da discoteca che riescono a conquistare spesso al sabato sera. Questo studio invece riporta alla realtà: c’è più sesso in un letto matrimoniale.

Inoltre non solo dipende dall’età delle singole persone, ma anche dall’età della coppia: una coppia giovane ha più appuntamenti sotto le lenzuola di una coppia longeva.

Alcuni dati interessanti:

  • Solo il 2% dei ragazzi single tra i 18 e i 24 anni fa sesso almeno 4 volte a settimana; invece il 21% dei loro coetanei sposati lo fa.
  • Solo il 5% delle ragazze single tra i 18 e i 24 anni fa sesso almeno 4 volte a settimana; invece il 24% delle loro coetanee sposate lo fa. Questa differenza statistica è talmente forte da risultare quasi imbarazzante. Potrebbe essere utilizzato dal Vaticano per promuovere il matrimonio… dovrei scrivere un paio di righette al responsabile della comunicazione di Roma… chissà perchè non ci hanno mai pensato!
  • Il 13% degli uomini single con più di 70 anni fa sesso almeno mensilmente, a volte settimanalmente. Single! Invece quelli che hanno una relazione non matrimoniale raggiungono il 63%. Gli sposati il 15%. Ok, ritratto il mio consiglio per il Vaticano.
  • In uno studio su 64 coppie è stato detto a metà di esse di raddoppiare i rapporti sessuali. Successivamente hanno registrato la loro soddisfazione e felicità, ma questa era diminuita rispetto alle coppie che hanno continuato ad avere rapporti come erano soliti fare. Ciò significa che obbligarsi a fare sesso di più di quanto non si voglia fa perdere la spontaneità e il piacere che ne si trae.

Quest’ultimo è, senza dubbio, il dato più interessante: ogni coppia ha il suo equilibrio, da ricercare, a volte a fatica.

SEX PILLS: il desiderio delle stelle

L’etimologia del termine “desiderio” nasce dalla leggenda, con il latino de-sidera – senza astri -, che ne definisce il rapporto con l’oggetto quale elemento fondamentale perchè questa pulsione possa esistere.

La leggenda narra di un aruspice, il quale, osservando gli astri e traendo da questi le proprie profezie e ricavando da ciò grande stima e potere, quando il cielo era coperto dalle nuvole (de-sidera), si trovava impotente a compiere le proprie funzioni divinatorie.

Ed era proprio in queste circostanze che l’aruspice sentiva nascere in sè il desiderio delle stelle, così che, potendole di nuovo rivedere quando le nuvole se ne fossero andate, avrebbe potuto ricominciare a svolgere il proprio compito dal quale traeva grande considerazione pubblica e anche grande soddisfazione personale.

Questa origine del termine è certamente innestata sulla certezza dell’aruspice che le nubi, prima o poi, si sarebbero diradate, tanto che l’oggetto del suo desiderio, gli astri, si sarebbe ripresentato presto.

La fisiologia del desiderio trova in questo risvolto etimologico un primo punto di riferimento: quello cognitivo.

E’ infatti la certezza di poter raggiungere l’oggetto del desiderio che alimenta l’esistenza di quest’ultimo. Tra la pulsione istinutale ed il piacere sembra infatti instaurarsi un reciproco gioco di richiamo dove, alla fine, l’alta percentuale di probabilità di raggiungere il piacere innesca il desiderio. Per contro accadrà che, quando una carica intensa di desiderio si trovi di fronte ad una insoddisfazione del progetto che l’aveva promosso, mantenuto ed alimentato, molto probabilmente si determinerà un’inibizione di quello ed una maggiore prudenza verrà consigliata al suo manifestarsi, tanto che, alla lunga, un desiderio frustrato non potrà far altro che negarsi l’esistenza.

Fausto Manara, “I Disturbi del Desiderio”
in “Diagnosi e Trattamento delle Disfunzioni Sessuali” (1996)

La consapevolezza di avere buone possibilità di raggiungere il piacere aumenta il desiderio in un circolo virtuoso. Buone pratiche di coppia che donano serenità e complicità permetteranno la volontà di ricercare ancora questi momenti di intimità condivisa.

Questa è la forza della terapia mansionale integrata per le coppie che vivono un desiderio ipoattivo: far vivere il piacere per far crescere il desiderio delle stelle.

My name is Zanellato, Anna Zanellato

Ammiro il suo coraggio, miss…

Una coppia di amiche si sposa il 30 agosto in Portogallo, poi si faranno riconoscere le nozze anche qui in Italia. Il loro sogno d’amore ha anche una coscienza civile. Che coraggiose, ho pensato ancora una volta.

Ieri è nato il bimbo di un’amica. Che coraggiosi, ho pensato nuovamente.

Venerdì comincia la Route Nazionale scout: 34mila ragazzi impegnati in un cammino che li vedrà arrivare a San Rossore (Pisa) per alcuni giorni tutti assieme. Tema? Il coraggio. Ed io sarò presente con un laboratorio: “sessualità a 5 dimensioni“.

E io?

Mi chiamo Anna Zanellato, sono una psicologa sociale vicentina laureata a Padova e specializzata in sessuologia presso la scuola milanese Aispa di Willy Pasini.

E vivo qui:

Anna Zanellato psicologia sessuologia vicenza veneto

La Mala Educaxxxion – un nome, un programma

Il regista spagnolo Pedro Almodovar, pobrecito, ha fatto un bel film impegnato che parla di gay, Chiesa Cattolica, ricatti, transessualità, tossicodipendenza… La Mala Educaciòn (trailer qui).

E poi arriva La7d e la presentatrice Elena di Cioccio. Acchiappano il titolo, ci aggiungono XXX e diventa un programma supersexy osè. Stravolgono il senso e rimane… un titolo appropriato per un format che presenta un’educazione alla sessualità mal fatta. Non sono maleducati, sono malamente educati. A me La Mala Educaxxxion non piace. Non riesco a guardarlo. Mi fastidia. Potete vedere le puntate del talk show qui, ci sono i link.

40 donne e 4 uomini parlano di sessualità esplicitamente.
Se tu chiedi loro, hanno fatto tutto e il contrario di tutto.

Frasi che potrebbero essere liberamente tratte dal programma tv:

“Ma certo che ho fatto sesso in 5 su un filo di una ragnatela sospesa a 10 m da terra, l’ho trovato romantico, ma non eccitante”.
“E’ importante avere dei segreti, infatti il mio segreto che voglio svelare in mondo visione è…”.
“Io il sesso anale lo faccio con i capelli!”

I quattro maschietti, inguardabili sul serio, se la fanno con tutti, non riescono a liberarsi dalle tipe che si presentano nude ma in pelliccia a cena con loro. Come succede normalmente a ciascuno di noi, d’altronde. Figuratevi che ieri pensavo che la mia gatta si stesse strusciando sulle mie gambe, invece era un imprenditore lombardo con un perizoma leopardato.

Ok. Poniamo che siano semplicemente dei figuranti, pagati per dire queste cose e fare ascolti. Tanti ascolti. Uno dei programmi più seguiti de La7.

Le domande della conduttrice però, a volte, da vero Capitan Ovvio:

“Pensi che i preliminari siano prima?”
“Il corteggiamento serve per conoscersi?”
“Ritieni che l’orgasmo sia piacevole?”

Inoltre a me personalmente fa sentire inadeguata.

Per fare un esempio sentire un ragazza di 19 anni sfacciatamente raccontare di come lei adeschi un “uomo” (cit.) non indossando gli slip, fa sentire a disagio. Per due ragioni.

La prima è che hai 19 anni basta che ammicchi e i tuoi aitanti coetanei hanno un’erezione talmente violenta che la pelle del prepuzio pizzica i peli forte forte e vedi i loro occhi scintillare!

La seconda è che mutanda è un gerundivo latino che significa da doversi cambiare

La sessualità non è così, davvero! E’ molto più semplice. Non è una lotta a chi la spara più grossa. Non bisogna aver provato tutto. Può stuzzicare la fantasia, ma fare i conti con la realtà.

Ok, capisco che il programma voglia sdoganare certi tabù atavici e non essere per nulla educativo. Quindi sì, sono d’accordo:

la Mala Educaxxxion è sicuramente il titolo più azzeccato.

Mi piace molto però la fotografia del programma.
E il fatto che spesso poi ci sono le repliche di Victor Victoria.

Definisci: ‹nor·mà·le› agg., s. f.

Sono normale?

Probabilmente sì. Anzi, molto probabilmente. La normalità, innanzitutto, è una questione statistica. Se la maggioranza della popolazione è come te, allora sei normale.
Se tutti parlassero da soli come me, sarei normale. Invece sono solo speciale.

PERCHE’?

In tutte le culture si cercano le cause degli aspetti significativi delle persone e per questa ragione l’uomo continuamente ricerca interpretazioni riguardo il corpo e la mente: cos’è la norma e perchè ci sono le deviazioni?

Si tratta chiaramente di teorie. Mi capita spesso di discutere con gli amici delle cause dei disturbi mentali o sessuali. Potremmo dire che in occidente le cause sono principalmente interpretate da cinque modelli:

  1. modello biologico o medico – “è un problema genetico!”
  2. modello psicodinamico – “ha rimosso l’ansia conflittuale!”
  3. modello socio-relazionale – “i suoi genitori sono pessimi!”
  4. modello comportamentale – “ha sempre fatto così!”
  5. modello biopsicosociale – “è tutto un casino…” (teoria che condivido pienamente)

Se già è complicato teorizzare la patologia, immaginate quanto lo sia per una teoria della normalità.
Ci sono tre tipi di normalità: statistica, funzionale e culturale.
La normalità statistica è la principale: dato che è così difficile definire la vasta normalità si definisce sempre ciò che è fuori dal normale. Le piccolezze. E’, in effetti, una non definizione. Si poteva pensare a qualcosa di meglio. “Ma se così fan tutte…”
A questa si aggiunge la normalità funzionale: se funziona, allora è normale. “Sono una strana coppia, ma se funziona…”

 

Ultima, ma decisamente più interessante, la normalità culturale.
Ci sono delle questioni che si spiegano solo nell’ambiente nelle quali si presentano. In quest’ottica si possono leggere le varie manifestazioni della sessualità, normali o patologiche, prestando attenzione alla definizione di normalità presente nella cultura di riferimento. Relativismo: ciò che era patologico un tempo, ora non lo è più; ciò che è normale qui, non lo è altrove. Tempo e spazio.

Alcune manifestazioni della sessualità vengono ritenute normali, o sono comunque generalmente accettate, nella cultura occidentale, ma non in altre.

Vi porto come esempio la società Kàgaba, un popolo agricolo colombiano, che crede che la disseminazione di ulteriore sperma nella terra avrebbe effetti dannosi, in quanto essa ne sarebbe ormai del tutto impregnata. Per questa ragione ogni atto sessuale è cattivo e pericoloso: l’ideale è la completa astinenza. La masturbazione e l’incesto vengono considerati mostruosi, ma paradossalmente sono molto frequenti. Anzi, sono l’unico popolo in tutto il mondo che considera l’atto masturbatorio come più soddisfacente del rapporto completo. Inoltre tutti i giovani maschi devono avere il loro primo rapporto sessuale con un’anziana. Alta la frequenza di difficoltà erettive, ça va sans dire.

Riflessione finale:
La cultura si può intendere in senso lato. Ognuno di noi è portatore di un modello culturale mediato dagli stimoli ricevuti nel corso della vita. In questo modello risiede anche una visione della sessualità. Siamo normalmente portati a percepirla, immaginarla, averne delle teorie o delle convinzioni radicate. A volte però è necessario modificarla o arricchirla per migliorare il nostro benessere; è necessario mettersi in gioco.
Attenzione: essere accoglienti, ma non relativisti.

Siamo ragionevoli, non razionali. Non logici, ma di senso.

May is Masturbation Month

Il mese di maggio è dedicato alla M… asturbazione.

Simpatica campagna proveniente dagli States per celebrare l’amore verso se stessi e diminuire i falsi miti e la vergogna. La masturbazione, una delle pratiche sessuali con più tabù, è un modo per conoscere se stessi e rientra in molti programmi americani di salute sessuale. E’ anche una delle pratiche consigliate durante le terapie di coppia per raggiungere una ottima intesa a letto.

Chiaramente si tratta della masturbazione sia femminile che maschile, come si vede da questi irriverenti manifesti che possono far sorridere tutti, o diciamo molti.

Risparmia soldi.
Risparmia tempo.
Diminuisci lo stress.
Cura l’emicrania.
Non fa male a nessuno.
Fa arrabbiare il papa.

Si ispira a questa campagna l’evento Masturbate-A-Thon, una raccolta fondi che lascia senza parole: una gara di masturbazione. Iniziata il primo maggio a Philadelphia, finirà il 27, giusto per riuscire a comunicare i vincitori dell’anno. Varie sono le categorie, maschili e femminili, vengono valutati la durata, il numero di orgasmi, la resistenza, la distanza… I record li trovi qui. Sembra che quest’anno ci sia già un vincitore con un record mai visto prima: quasi 10 ore di masturbazione. L’eroe di tal impresa è Masanobu Sato, già recordman della categoria.

I fondi raccolti verranno devoluti a due gruppi locali di educazione sessuale.