“Prostituta – Puttana – In Cerca – Ragazza Facile – Provocante – Sfacciata – Giusta – Vecchio Stile – Moralista – Madre Superiora”
Ritengo una interessante foto, semplice ma di grande effetto, che fa riflettere sull’apparenza. La lunghezza della gonna sottende un valore che viene attribuito alla persona che la indossa?
Ma la vera domanda è… E’ valido ancora oggi, al tempo dei leggins?!
Nei paesi mussulmani, le donne si coprono dalla testa ai piedi quando devono apparire in pubblico. A Hollywood, le donne appaiono in pubblico con indosso poche molecole di tessuto nero elasticizzato, che serve più a provocare che a coprire. Le donne di Hollywood ritengono che le loro controparti mussulmane siano prigioniere del sesso, mentre le donne mussulmane ritengono che le vere prigioniere siano quelle di Hollywood. Per un osservatore neutrale, potrebbe trattarsi di un pareggio. Una lettrice dice che nessuna delle due è prigioniera del sesso, perchè entrambe usano il sesso per controllare le persone che le circondano!
Proprio la scorsa settimana, all’aereoporto, una ragazza attendeva al gate.. con addosso solo collant denari 30 e maglietta (corta). Si vedeva chiaramente il talloncino e anche il fatto che era rotta qua e là. Sono ancora sotto shock. Ma perchè?
Con tutto questo parlare di crisi ci eravamo quasi scordati che la politica non guarda solo al lato economico dello Stato, ma anche degli aspetti etici e la loro legislazione.
Ecco quindi questo video prodotto dallo staff di Obama per la promozione dei matrimoni omosessuali negli Stati Uniti. E’ presente anche il sito dedicato legalizelove.com.
In Inghilterra se ne sta discutendo in questi giorni. Già esistono le unioni civili (ricordate sir Elton John, da poco padre di un secondo pargoletto?), ma ci si sta muovendo verso il matrimonio, ovviamente in discussione con la Chiesa Anglicana, molto legata allo Stato (la Regina ne è a capo).
Anche la Francia è giunta sabato, dopo un’estenuante discussione emendamento contro emendamento, alla norma che definisce il matrimonio come “un accordo tra due persone di sesso diverso o del medesimo sesso”.
In Italia c’è un vuoto legislativo, a volte colmato per esigenza dai Comuni stessi. A Milano, ad esempio, da settembre esiste il Registro delle Unioni Civili.
Forse in Italia abbiamo bisogno di un cambiamento più radicale. Snoopy docet.
Ho avuto la fortunata possibilità di pubblicare questo testo lineare e esaustivo sulle MGF, un argomento forte, ma quanto mai attuale. Le bambine mutilate spesso di provenienza africana, ora sono tra di noi, coinvolte dai grandi flussi migratori. Sono donne e si confrontano quotidianamente con il sistema sanitario italiano. Per capire di più il loro contesto culturale di rifermento, pubblico questo capitolo:
Con il termine MGF si intendono le Mutilazioni Genitali Femminili e si fa riferimento a tutte le forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni culturali non terapeutiche.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha classificato diverse tipologie di modificazioni/mutilazioni sulla base dell’intervento più o meno invasivo eseguito sui genitali e alla modalità di esecuzione della pratica:
1 TIPO: CIRCONCISIONE (SUNNA): resezione del prepuzio clitorideo e asportazione parziale o totale del clitoride (clitoridectomia);
2 TIPO: ESCISSIONE: resezione del prepuzio e della clitoride insieme alla rimozione parziale o totale delle piccole labbra;
3 TIPO: INFIBULAZIONE (CIRCONCISIONE FARAONICA): forma di mutilazione più invasiva tipica dei paesi del Corno d’Africa che consiste nell’escissione parziale o totale delle grandi labbra e nella successiva cucitura dell’apertura vaginale, ridotta alla dimensione di un chicco di riso, per la fuoriuscita dei liquidi fisiologici.
4 TIPO: varie pratiche di manipolazione degli organi genitali. Non si tratta solo di pratiche escissorie e di resezione, ma anche di allungamento del clitoride e delle labbra. Fanno parte di questa tipologia di pratiche anche l’introduzione di sostanze corrosive oppure di erbe con lo scopo di restringere la vagina.
Le Mutilazioni Genitali Femminili sono una pratica tradizionale di alcuni gruppi etnici africani, soprattutto nelle zone dell’Africa Subsahariana (28 paesi), ma non solo. Vengono praticate anche in Medio Oriente (Iran, Iraq, Yemen, Oman, Arabia Saudita, Israele). Tracce di MGF si rinvengono anche in alcuni paesi asiatici come l’Indonesia, la Malesia o in alcune regioni dell’India.
Soprattutto relativamente ai Paesi del Corno d’Africa, le bambine vengono sottoposte a tale procedura durante l’infanzia, prima della pubertà.
Il rito ha la valenza di un passaggio verso una nuova condizione d’essere e verso una nuova accettazione della persona da parte della società, con l’aquisizione di un nuovo status: “Le MGF costituiscono una norma sociale che riposa su accordi informali ed impliciti, consacrati dall’autorevolezza dell’antichità della tradizione, la cui legittimità risiede nella memoria ancestrale. Ciò che conferisce autorità a questa norma è, in effetti, la sua ripetizione. Non è dettata da un dio nè da una legge scritta. Il suo rispetto è garantito dalle credenze che la circondano: la bambina “non circoncisa” non diventa una vera donna, resterà preda dei suoi impulsi sessuali come accade negli animali, nessuno la vorrà sposare…”
La bambina intatta viene infatti denominata “Bikaloro“, termine dalla valenza negativa indicante una donna disinibita e di facili costumi.
La pratica viene solitamente eseguita dalle donne anziane ed autorevoli del villaggio, con rudimentali strumenti e condizioni igieniche precarie.
L’OMS stima che sono dai 100 ai 140 milioni le donne nel mondo sottoposte a MGF e che le bambine sottoposte a tali pratiche sono, ogni anno, circa 3 milioni.
Le origini della pratica non sono chiare, anche se si fa risalire al tempo dell’antico Egitto (da cui l’accezione faraonica). Non vi sarebbe nessun collegamento invece tra la religione islamica e tale rito di passaggio.
Le MGF sono molto probabilmente una modalità attuata per limitare il desiderio sessuale femminile e per preservare la verginità della ragazza fino al matrimonio e successivamente per assicurare la fedeltà della moglie.
Le sequele derivanti dalla pratica, soprattutto da quella del terzo tipo, l’infibulazione, sono molteplici e non riguardano solo la sfera sessuale ma risultano molto invasive per la salute della donna: dalla ritenzione urinaria e i problemi durante le mestruazioni, la gravidanza ed il parto, a emorraggie interne ed infezioni, tetano che possono portare anche alla morte della donna.
S. Gazzea (che ringrazio per il prezioso materiale!) in “Vincere l’infibulazione si può” della prof.ssa P. Grassivaro.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha da poco approvato una risoluzione contro le Mutilazioni Genitali Femminili. Ecco qui il comunicato pubblicato da Amnesty International. La sezione irlandese di AI ha prodotto questo video significativo, date un occhio.
L’irriverente Roberto Benigni scherza sull’ambiguità del nome Abel-e nella Bibbia, best-seller mondiale. In effetti… Cain-o e Adam-o erano evidentemente uomini virili, Ev-a sicuramente la donna. E Satan-a?
Il genere sessuale col quale nasciamo influenza totalmente la nostra vita. Dopotutto i bambini nascono uguali in tutto, tranne per quella parte del corpo che deve rimanere celata dai pannolini. Il pene e la vagina sono i tabù dell’umanità. Eppure, per assurdo, pur di rendere quella parte nascosta nota a tutti, si cerca in ogni modo di celebrarla: fiocchi rosa, cicogne azzurre, corredini colorati. Rosa alle bambine, azzurro ai maschietti.
Si da loro un nome che non sia ambiguo. La scelta del nome è importante ed è una delle scelte più difficili che affrontano le coppie che aspettano un bambino (ci sono interi siti internet dedicati a questo). Il fagiolino nella pancia della mamma è un essere sessuato. Spesso è la prima cosa che si chiede “sarà maschietto o femminuccia?”.
Chi fino a questo momento ha scritto una recensione di questo telefilm… non credo l’abbia guardato. O capito.
Diario Segreto di una Squillo Perbene è una serie britannica composta da 4 stagioni di 8 puntate.
E’ ispirato a un libro omonimo, di cui potete leggere qui il primo capitolo. Si dice sia una storia vera, una raccolta di avventure di una giovane ricercatrice scientifica, che, per potersi mantenere a Londra, per un periodo ha deciso di prostituirsi. Un po’ per piacere, un po’ per denaro fa la escort d’alto borgo. Il libro nasce a sua volta da un blog.
Ebbene Hannah, una giovane donna, è anche Belle de Jour (Billie Piper): una squillo molto richiesta che lavora a Londra, una città intrigante che permette l’anonimato. E’ una professionista e sa separare il suo lavoro dalla sua quotidianità. E’ comunque difficile, le sue avventure più divertenti sono quelle nelle quali cerca di mantenere contemporaneamente le due identità. E’ un gioco dei ruoli, prima di tutto. Due maschere in una persona. Una quotidianità assordante, che anche in una professione che sembra decisamente straordinaria, riporta le dinamiche nelle quali tutti possono riconoscersi: nascondere segreti, fare confessioni, godersela e rimpiangere. Il tutto narrato in prima persona. Credo sia questo il punto centrale della serie, che ha affascinato gli inglesi prima, il mondo poi.
Una commedia (a volte drammatica) nella quale l’erotico passa in secondo piano, non mancano le scene di nudo, ma non è mai volgare. E’ la scusa per parlare di altro. La rende però frizzante, piccante, decisamente diversa dal solito: ironica. Senza dubbio intelligente.
Anche il tema pruriginoso della prostituzione scorre senza pensieri. La storia è talmente accattivante che non ci fermiamo al perbenismo. Dopotutto, lei è una squillo perbene.
L’affascinante Belle è carismatica quanto Hannah è incasinata. Indecisa sulla strada da prendere spesso cambia idea, e noi con lei. Quale delle due vite è reale? Riuscirà a coniugare lavoro e famiglia? Problemi col capo: chi non ne ha? Voglia di indipendenza? Clienti difficili? Fidanzati che ti mettono alle strette? Corsi d’ggiornamento?
“¿Que pasa? ¿Les gusto?” – “Che succede? Vi piaccio?”
Cosa rende un uomo veramente virile? Ce lo siamo già chiesti in questo post.
Essere virile significa essere macho?
Macho, in spagnolo, significa semplicemente “maschio”. Non ha nessuna specifica connotazione. In italiano invece ha un significato specifico:
macho agg. inv.
gerg. Di comportamento che sottolinea e ostenta le caratteristiche virili: atteggiamento, modo m.
Il macho era colui che poteva vantare un gran numero di figli maschi: dalla virilità alla virilità. Ora si sta perdendo questa visione della figura maschile: il vero macho è colui che riesce a provocare il maggior numero di orgasmi alla donna, ovvero chi possiede un fallo infallibile.
Virilità deriva dal latino vis, roboris che significa la forza, la potenza. L’uomo virile è quindi potente, il pene è simbolo di potere. Un fallo fallibile è impotente. L’essere un vero uomo significa quindi portare a termine con efficacia le azioni che si compiono: sia quelle lavorative che quelle sessuali.
Poi vi fu la nascita del femminismo, la parità dei sessi, e la conseguente crisi dell’uomo… si impone così un nuovo modello di uomo, in bilico fra il machismo e il femminismo, un uomo più dolce, più sensibile. La forza fisica diventa meno importante e aumenta l’importanza dell’intelligenza.
Ma il punto d’equilibrio è difficile da mantenere e così si insidia, tramite un’operazione di marketing ben studiata e ben riuscita, una nuovo modello di uomo: il metrosexual.
Il neologismo metrosexual è stato inventato nel 1994 dal giornalista inglese Mark Simpson, nel giornale The Independent in un articolo intitolato Here come the Mirror Man, per indicare una nuova generazione di uomini che vivono nelle grandi città (metro-) e che hanno una grande attenzione per il proprio aspetto. Si tratta di un termine giornalistico, non di certo psicologico, ma rende bene l’idea!
Il metrosessuale usa i trucchi e fa palestra, si depila e compra abiti di moda: il consumatore perfetto! E’ quindi un giovane uomo, amante dello shopping, che appartiene a un orientamento sessuale irrilevante perchè ha scelto se stesso come oggetto del proprio amore e piacere.
In Italia si viene invece a parlare di Neo Narciso che si guarda e si fa guardare. A tal proposito rimando all’articolo di Luca Bartoli che trovate qui.
E l’uomo del futuro?
Dovrà coniugare la sua virilità con la sua ricerca della bellezza e l’amore per i suoi figli. Parlerà di sentimenti, si farà la barba, ma non guarderà solo se stesso.
Passerà dall’essere un Narciso all’essere un Adone.
IL MATRIMONIO CHE VORREI (2012), regia di David Frankel, commedia.
Kay (Meryl Streep) e Arnold (Tommy Lee Jones) sono sposati da trentun anni, con figli ormai fuori di casa.
Vivono sotto lo stesso tetto, si parlano appena e dormono in camere separate, inizialmente a causa di un mal di schiena di lui (e quindi per praticità), ma poi la situazione rimane costante per molto tempo.
Quella che per lui sembra essere una convivenza collaudata, è per lei fonte d’infelicità e Kay decide quindi di trascinare il marito a una settimana di costosissima terapia di coppia in cui tentare di riaccendere la scintilla grazie all’aiuto del Dr. Bernard Feld (Steve Carell). Kay paga con i propri risparmi e cerca con ogni mezzo di ritrovare l’intimità sessuale con il marito.
Il film è fatto di sguardi, ironici e drammatici, intensi. Le scene si svolgono quasi tutte in interni: lo studio del consulente sessuale e la camera da letto, che diventano il fulcro della coppia.
Mi è molto piaciuto (grasse risate in sala e qualche lacrima), soprattutto perchè mi ha fatto sorgere diverse domande. Vi invito a vederlo al cinema così che anche voi possiate sollevare alcune questioni in sospeso, che non trovano risposta alla conclusione del film. Io ho molto pensato al tema della bellezza e della competenza, ovvero della considerazione reciproca dei protagonisti.
Il rapporto tra Kay e Arnold nasce in gioventù, lui è l’assistente al docente di economia e lei una bella studentessa. Lui la apprezza per il suo fisico, talmente bella da metterlo in soggezione, ma non altrettanto per le sue capacità in materia economica (infatti i suoi soldi sono amministrati dallo studio del marito).
Questo ritorna più volte nel film: lei non si sente competente, nemmeno a fare il sesso orale (divertente la scena della banana), e l’unica qualità che sa che viene apprezzata dal marito è la bellezza esteriore, per cui soffre di questo in quanto negli anni il suo corpo non è più quello di una volta. L’intimità tra i due viene riscoperta solo quando lui riesce finalmente a guardarla negli occhi e ad accettarla per quella che è.
Forse la terapia che loro affrontano ha un approccio più erotico e meno in quella psicologico. Si ritiene che la coppia abbia comunque un suo equilibrio di base, che non viene toccato, viene solo aiutata a riscoprirlo, qualsiasi esso sia. Si cerca di ritornare come prima, smussare qualche angolo che si è costruito negli anni.
Ogni terapia infatti ha un suo approccio, e un suo costo!
Guardate questo articolo: Usa, New York. Con 240 dollari l’ora vi insegnano a fare sesso come mai prima. Questi due sex coach, Eric Amaranth e Amy Jo Goddard, sono i pionieri di questa “novità che arriva dagli Stati Uniti”. Ma è davvero una novità curiosa che deve essere pubblicizzata come la solita americanata?
Vogliamo parlare della Austrian International School of Sex (qui il sito internet)? L’idea è dell’esperta svedese Ylva Maria Thompson (nella foto), è la prima scuola pratica di sesso: posizioni sessuali, competenze anatomiche, tecniche di petting… in un palazzo del 1700 a Vienna!
Costi? € 1400,00 euro per un semestre, € 250,00 per i corsi rapidi del weekend.
E in Italia?
In Italia, per fortuna, esiste la FISS, la Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica: solamente 6 scuole nel territorio italiano sono federate, i professionisti (medici o psicologi già iscritti all’Albo) possono iscriversi dopo aver compiuto il percorso formativo di 2 o 4 anni che li rende consulenti in sessuologia o sessuologi clinici. Esiste un Albo ufficiale, consultabile on line a questo indirizzo: Albo FISS. Ogni membro dell’Albo è tenuto a seguire il codice deontologico.
Se intendete consultare un sessuologo, assicuratevi che sia iscritto all’Albo corrispondente. Perchè la consulenza, specialmente in questo settore, non sia un’americanata!
Quel ballerino aveva una calzamaglia così stretta che non solo si distingueva il sesso, ma anche la religione.
Woody Allen
La cultura, e quindi la religione, hanno da sempre influenzato la sfera sessuale, le sue pratiche e le sue idee.
Modelli di comportamento diversi portano a frequenti malintesi in campo sessuale: ad esempio per gli uomini di colore del sud del Sahara, la durata del rapporto sessuale è molto più importante che non la frequenza. Quest’ultima al contrario è molto importante per le culture arabe del nord del deserto dove la durata del rapporto è poco considerata.
Quando due persone si incontrano devono fare i conti con il proprio background.
E’ colpa di un virus, si chiama amatoriale. Noi dobbiamo tornare alle storie, alle emozioni.
Non solo il porno cerca disperatamente di sopravvivere, ma anche i suoi protagonisti fanno porno per poter sopravvivere.
Ecco quindi Kubrick – Una Storia Porno, la prima divertentissima web serie composta da tre episodi sul mondo del porno, assolutamente da non perdere!
Tre aspiranti videomakers si trovano improvvisamente a dover girare un film hard con imprevedibili conseguenze.
Una produzione Magnolia Fiction distribuita da The Jackal.
Canzone originale della sigla di Immanuel Casto, detto il Principe del Porn Groove, che ha partecipato a numerose puntate di LoveLine su MTV: “Porn to be Alive”.
La serie solleva in maniera divertita la problematica relazione tra arte e pornografia.
Pornografia deriva dal greco (pòrne, graphein) e significa “gli scritti delle prostitute”. L’obiettivo della pornografia è stimolare l’eccitazione sessuale sia per la masturbazione, sia per variare i rapporti a due. Nata con il disegno, la scultura e i testi scritti si è evoluta con l’uomo, sempre all’avanguardia: le prime fotografie erano porno, i primi film sono stati porno… ed ora ecco anche le web series! Ricerca e sperimentazione.
Ogni opera dell’uomo suscita sentimenti come la gioia, la tristezza, l’orrore; ogni opera d’arte cerca di stimolare l’uomo, ma perchè ciò che riguarda la sessualità viene considerato spesso volgare o deplorevole?
Gli stessi giovani sceneggiatori di Kubrick, pieni di talento idee e speranze, rifiutano inizialmente l’idea di lavorare nel mondo del porno… dopotutto il porno è davvero arte?
Il porno è da sempre amato e criticato, un rapporto ambivalente che riflette quello che la nostra cultura ha nei confronti della sessualità. Spesso ci si chiede se il porno possa essere un problema, per la coppia e per il singolo.
Dipende.
Ogni mezzo, ogni strumento è lecito per il suo fine: l’eccitazione e l’orgasmo. Il porno offre nuovi spunti e fantasie. Per alcune categorie di persone può essere l’unica possibile sessualità.
Diventa problematico solo quando si innesca un circolo vizioso che porta alla dipendenza, quando diventa l’unico stimolo ossessivo che porta al piacere.
Non solo, un altro problema che si nasconde dietro ai video porno è come vengono considerati all’interno della coppia: se per te non sono un problema, ma per la persona che ami sì, allora è il caso di parlarne insieme e chiarirsi le idee, confrontare i punti di vista.
La pornografia può diventare insidiosa quando fa sviluppare il mito di una sessualità che non esiste, inventata per soddisfare l’immaginario maschile: corpi perfetti e passionali che godono all’unisono in un’atmosfera dove le emozioni sono bandite. La realtà per fortuna non è così: ci sono emozioni diverse come l’amore e la vergogna, la sorpresa e la gioia… che non sono rappresentate dal tipico filmato porno.
Se l’unico sesso che si conosce è quello del porno, allora possono nascere paure di non essere all’altezza, timori sulle proprie prestazioni e false credenze (come ad esempio sull’uso del profilattico).
Forse è proprio per questa ragione che sta prendendo piede l’amatoriale: non si vedono soli corpi nudi e perfetti che ansimano; ma delle storie di vita, degli scorci di passioni altrui, molto più reali di qualsiasi porno realistico. Eliminati gli attori, rimane un’esperienza che può essere realizzata in casa, con il/la proprio/a partner. Diventa un sogno realizzabile, non una fantasia perfetta ma lontana. “Potremo farlo anche noi!” dice lui con una fotocamera digitale in mano.
Passer, deliciae meae puellae, quicum ludere, quem in sinu tenere, cui primum digitum dare appetenti et acris solet incitare morsus…
(Catullo)
Il passero, delizia della mia fanciulla,
con cui è solita trastullarsi, e tenerlo in seno,
ed a lui bramoso dare la punta del dito
ed eccitare focosi morsi…
La scarpa di Christian Louboutin, un classico contemporaneo.
La sua suola “rosso China” è un’ inconfondibile icona. Lui è stato soprannominato il “Creatore” delle scarpe, ognuna un’opera d’arte. Ogni donna le desidera per la loro sensualità. Solcano i red carpet indossate dalle vip più famose e, ovviamente, fashion.
E’ un marchio di fabbrica talmente celebre che, quando Yves Saint Laurent firmò la collezione Cruise 2011 con 11 modelli di scarpe con la suola rossa, Louboutin gli fece causa per rivendicare il diritto di usare quel colore per le sue suole. La saga è ancora aperta, chi vincerà?
Tale colore è anche classificato: è il pantone 186c.
Ecco l’ultima incredibile creazione di Louboutin: le esclusive scarpe Cinderella, ideate per celebrare la riedizione DVD e Blue Ray del grande classico Disney.
La scarpa è stata prodotta in soli 20 esemplari in tutto il mondo, di cui 2 saranno donati alle muse ispiratrici di Louboutin: Mariah Carey e Dita Von Teese, la dea del burlesque famosa in Italia per il suo streeptease al Festival di Sanremo dentro ad un’enorme coppa di Martini.
Chiaramente le scarpe hanno la suola rossa e sono impreziosite da cristalli Swarovski. Open toe per farci vedere bene il piedino che le calzerà. Degne di una principessa Disney.
E che principessa! Cenerentola, una ragazza salvata dalle sue terribili condizioni di vita da un principe. Anzi, per la precisione, salvata dalla sua bellezza momentanea (donatale da una fatina madrina) che ha catturato l’attenzione del principe.
Ma come tutti sanno, giunta la mezzanotte, Cenerentola deve scappare dal castello per tornare a vestire i soli abiti dimessi, ma fuggendo perde una scarpetta di cristallo. Il principe però non si da per vinto e comincia a cercarla per tutto il regno aiutato solo dalla scarpetta. Il piede che la calzerà a pennello sarà quello della donna che ama.
Fondamentalmente un feticista!
Questa fiaba è molto diffusa nel mondo, ne esistono diverse versioni. Si narra che la versione originale sia cinese e sia legata alla snaturata pratica del Loto d’Oro, ovvero fasciare i piedi delle bambine per mantenerli piccoli anche in età adulta.
Le scarpe che calzano minuti piedini principeschi sono uno dei feticci più diffusi.
Ma cos’è il feticismo?
Il feticismo è una parafilia, ovvero un disturbo sessuale. I disturbi sessuali consistono in ricorrenti (per un periodo di almeno sei mesi) e intensi impulsi sessuali e fantasie o comportamenti eccitanti sessualmente che si riferiscono a:
oggetti o esseri viventi non umani;
ricevere e/o infliggere un’autentica sofferenza fisica o morale (umiliazione) a se stessi o al proprio partner;
bambini o altre persone non consenzienti.
Inoltre queste fantasie e questi comportamenti causano considerevole disagio psicologico o difficoltà interpersonali, nel lavoro o in altre importanti aree.
Il feticismo è una parafilia in quanto gli oggetti che causano eccitazione (detti feticci) si discostano da quelli comunemente riscontrati nella normalità. Si tratta spesso di scarpe o indumenti intimi femminili in quanto questo disturbo è prettamente maschile. Bisogna però non confonderlo con le fantasie erotiche, che sono normali e presenti nella maggior parte delle persone. Tali fantasie o comportamenti diventano un disturbo quando danneggiano chi le prova: i feticisti sono obbligati a compiere atti contro la legge o che coinvolgono persone non consenzienti.
Le fantasie feticiste sono molto comuni in tutta la popolazione mondiale, invece un autentico feticismo patologico è davvero raro.
Perchè si diventa feticisti?
Molte sono le teorie psicologiche, ma le più accreditate sostengono che si sviluppi attraverso un processo di apprendimento che si sviluppa piuttosto precocemente. Si impara da piccoli, osservando gli altri o associando il piacere a determinate esperienze che rimangono impresse nella mente e che si cerca di ricreare. In tutti i modi. Legali o meno.